
di Giò, 17 anni, Liceo classico “Chiabrera” – Savona
Sono state scritte monografie, pagine di quotidiani e periodici, servizi e programmi televisivi. Ma ancora oggi, ogni tanto, tornano a far parlare di sé.
I divi scomparsi non sono mai del tutto morti: la loro fine appare - almeno nell'immaginario collettivo - quasi sempre poco chiara, velata da misteri e complotti. Ed è così che nascono voci e leggende: l'atletico Elvis Presley è davvero morto soffocato mentre trangugiava avidamente un panino gigante? Oppure ha fatto soltanto finta, per poter vivere tranquillo lontano dai riflettori della celebrità? Come fanno alcuni a dichiarare oggi di conoscere Jim Morrison, leader dei Doors, “ufficialmente” morto nel 1971? Marilyn Monroe si è uccisa con un'overdose di farmaci o è stata avvelenata da qualcuno che temeva le ricadute pubbliche della sua storia con John F. Kennedy? E che dire, infine, della leggenda secondo cui Paul McCartney sarebbe morto il 9 novembre 1966, decapitato in un incidente stradale, e da allora è un sosia a sostituirlo?
STELLE ANCHE NELLA MORTE
Perché, in fondo, accontentarsi di una morte “semplice”? Quando si parla di celebrità che hanno segnato un secolo, la fantasia della gente corre molto di più. Se poi la conclusione è “suicidio”, è difficile pensare che personaggi ricchi, famosi, che avevano avuto tutto dalla vita e anche qualcosa in più, avessero potuto scegliere volontariamente di porre fine alla propria esistenza. E allora ecco che nascono complotti dell'FBI o vengono messe in scena morti simulate, pur di non accettare l'idea più tragica e al contempo più banale e scontata. Aggiungiamo poi la marea di errori che, con il senno di poi, sono stati spesso riscontrati nella conduzione delle indagini: perquisizioni raffazzonate, autopsie sommarie, dichiarazioni contraddittorie...
Qualcuno ne ha fatto oggetto di studio. Massimo Polidoro, uno dei fondatori del “Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale” (CICAP), si è rimboccato le maniche ed è andato a scartabellare tra vecchie cronache di quotidiani, atti processuali, libri e biografie, per cercare di ricostruire la vita e le condizioni che hanno portato alla morte otto grandi divi del secolo scorso: Jim Morrison, Bruce Lee, Luigi Tenco, Elvis Presley, Marilyn Monroe, John Lennon, Pier Paolo Pasolini e Kurt Cobain. Ne è nato un librone, dall'azzeccato titolo “Elvis è vivo!”, edito da Piemme. Ma facciamocelo raccontare dallo stesso autore...
Com'è nata l'idea di scrivere un libro sulle morti delle celebrità?
«In passato mi sono occupato spesso di misteri ed enigmi, così come di delitti celebri e a volte irrisolti. In quest'ottica, affrontare anche i misteri - o presunti tali - che circondano la vita e la morte di otto icone degli ultimi 50 anni mi è sembrato naturale. Poiché da sempre ammiravo l'arte di ognuno dei personaggi di cui scrivo, è stata anche un'esperienza particolarmente divertente».
In che modo sei legato agli otto personaggi che racconti?
«Béh, in realtà alcuni li conoscevo solo superficialmente, e ho avuto modo di studiarli per bene solo dopo avere deciso di includerli nella mia indagine. Una cosa, questa, che io considero una vera fortuna: scrivere libri come i miei, infatti, mi dà la possibilità di studiare e conoscere meglio tanti fatti e personaggi della nostra storia sui quali, altrimenti, rischierei di non riuscire a documentarmi mai per mancanza di tempo. Altri, invece, come John Lennon, Luigi Tenco, McCartney o Elvis, erano mie passioni giovanili. Dei Beatles, in particolare, sono sempre stato un grande ammiratore e collezionista».
Nel tuo libro fai una ricostruzione molto precisa della vita e anche delle circostanze della morte... come hai proceduto nella documentazione prima di scrivere il testo?
«La fase di documentazione è stata molto complessa. Come del resto faccio per ogni libro che scrivo, cerco di leggere tutto quello che è stato scritto sulla vicenda che tratto, cercando di fare verifiche incrociate e risalendo il più possibile alle fonti originali di ogni affermazione; nel caso di delitti, o comunque dove ci sia stata un'inchiesta di polizia, cerco anche di recuperare gli atti dei processi o dell'indagine svolta».
Un'attività davvero laboriosa... ma com'è nata la tua passione per i misteri e gli enigmi del passato?
«Ho sempre nutrito una curiosità e una passione per la storia, anche se a scuola non era tra le mie materie preferite: mi ha sempre affascinato l'idea di potere scoprire qualcosa di nuovo sul nostro passato, capace magari di mettere le cose che sappiamo sotto una luce completamente nuova...».
E come hai mosso i primi passi?
«Grazie a Piero Angela, a cui da ragazzino ho scritto e che dopo avermi conosciuto ha voluto investire su di me, ho avuto la fortuna di studiare negli Stati Uniti con James Randi, il celebre investigatore di misteri. Sono rimasto con lui per un paio d'anni, poi ho partecipato alla fondazione del CICAP (con Angela e altri) e allo stesso tempo studiavo e mi laureavo in psicologia».
Tornando al tuo libro, gli antichi greci dicevano che non si poteva giudicare la vita di un uomo se non quando era morto, poiché il destino è mutevole... Tu che idea ti sei fatto di queste celebrità alla luce della loro tragica - e prematura - fine?
«Che anche le celebrità sono persone come tutte le altre, con i loro problemi grandi o piccoli. L'aggravante, se vogliamo, è che la celebrità rischia molto spesso di rovinare la vita di una persona, se questa si lascia sopraffare dalla fama e non è capace di gestire l'enorme pressione che si ritrova addosso. Per questo non ho voluto limitarmi a un esame da "polizia scientifica" sulle cause di morte, ma ho preferito ricostruire per ciascuno la vita che aveva trascorso, per capire se era stata proprio quella a condurli alla loro prematura fine...».
E ora che hai indagato che puoi dirci? È stata proprio la celebrità ad ucciderli?
«Diciamo che di sicuro non li ha aiutati. Se non fossero stati così famosi - e per qualcuno “scomodi” - forse Lennon e Pasolini sarebbero ancora vivi; d'altra parte, non è escluso che se non fossero diventati famosi, altri come Marilyn, Cobain o Jim Morrison avrebbero anche potuto bruciarsi molto prima. Uno come Elvis, invece, se non fosse diventato celebre, sarebbe magari diventato solo un camionista con la passione della chitarra, ma oggi sarebbe probabilmente un tranquillo nonno, lontano da droghe ed eccessi di ogni tipo».
A cosa sono dovute le dinamiche che portano da parte della gente a far resuscitare una celebrità "scientificamente" morta, creando veri e propri gialli? In fondo, le ipotesi più probabili non hanno quasi nulla di misterioso...
«Quando se ne va una personalità importante e famosa, siamo in genere poco propensi ad accettare che la morte possa essere stata banale e, tutto sommato, normale. Ci sembra più logico che se una persona così famosa e ammirata muore all'improvviso ci dev'essere sotto qualcosa. Ecco allora che certe coincidenze assumono significati oscuri e che si attribuisce un'importanza enorme a fatti del tutto normali. Questo non significa che a volte non ci possa essere stato davvero qualcosa di poco pulito nella morte di un personaggio famoso, ma nella maggioranza dei casi leggende e fantasie hanno preso il sopravvento sui fatti. Quello che ho cercato di fare con il mio libro, “Elvis è vivo!”, è stato appunto un tentativo di ripristinare la verità dei fatti».
A chi vuoi consigliare il tuo testo?
«Oltre che a chi è un appassionato di Marilyn Monroe, Jim Morrison, Luigi Tenco, Bruce Lee, Pier Paolo Pasolini, John Lennon o Kurt Cobain, lo consiglierei a chi vuole sapere davvero come vive una ''star'', a chi ama il giallo, a chi si appassiona di misteri storici e, naturalmente, a chi vuole passare qualche ora in compagnia di otto storie davvero avvincenti. Non tanto perché le ho scritte io, ma perché la vita e la morte di queste otto persone sembrano davvero uscite dalla fantasia di un romanziere. E quello che è successo a loro ci può insegnare tante cose su ciò che davvero conta nella vita».
Pubblicato su Zainet Lab n° 8 del 13/11/2006
















