
Nonostante la giovane età ha già alle spalle un bel percorso artistico: nel 1995 ha vinto il 2° premio della critica al Concorso Nazionale “Una nuova voce italiana”; nel 2000 ha partecipato al Concorso Nazionale “Voci Nuove”, vincendo il premio per la migliore espressione vocale oltre che a risultare vincitore assoluto. Nel 2002 ha vinto il “Premio Mia Martini giovani per l’Europa”, mentre nel 2003 – prodotta da Vittorio Ciarrocchi e Luigi Bruti – è approdata alla Cni, una delle maggiori case discografiche indipendenti italiane, in collaborazione con Look Studio srl. Il primo cd singolo è già in ristampa e a giorni partirà una tournée per lo Stivale. Il Papa l’ha anche scelta per cantare il I aprile all’icontro dei giovani in Piazza San Pietro. Ma sentiamo come ha risposto alle domande poste dalla redazione di Zai.net.
Per la tua voce così soul, ti hanno definita una “mamy blu dell’est”, alludendo alle tue origini rumene. Ti ritrovi in questa definizione?
Dopo un’eloquente risatina risponde: “Direi che mi ci ritrovo abbastanza, ma ritengo che la musica non debba avere etichette, soprattutto di provenienza geografica”.
Associa Sanremo a un film: “Full Metal Jacket” o “Il più bel giorno della mia vita”?
“Io ti proporrei un altro film, “La storia infinita”, perché di Sanremo la cosa che mi ha colpito più profondamente è stato l’aver incontrato tanti personaggi particolari e il non aver riconosciuto in nessuno di loro il “nemico”. Non che mancasse la competitività - era pur sempre una gara - ma si trattava di un agonismo che non escludeva un certo senso di solidarietà tra noi”.
In passato hai per caso mai fatto la corista di un grande della musica italiana?
“Questa domanda ha un suo perché che affonda nel momento della mia formazione. In effetti quando avevo 16 anni la mia organizzazione mi aveva ventilato l’opportunità di fare da corista al grande Zucchero, che per primo ha portato il blues in Italia. Ma poi non se ne fece nulla. Per ora mi piacerebbe continuare da solista”.
Quali sono i momenti e i luoghi prediletti della tua ispirazione?
“La musica per me nasce in condizioni non definite, non decise. Può venire fuori da una circostanza inaspettata, dall’incontro con una persona nuova. Non è qualcosa che può stabilirsi in anticipo o che capita secondo schemi e abitudini”.
Qual è il genere musicale che preferisci?
“Sono molto affezionata al pop nero, e uno dei miei cantanti preferiti è Terence Trent Darby. In genere mi piacciono i cantautori, sia italiani, sia stranieri. I nomi? Beh, da De Andrè a Battiato, a Masini, la cui vittoria a Sanremo mi ha resa molto felice. Uno con cui proprio non è scattato il feeling? Ramazzotti direi. Con le sue canzoni non c’è alchimia”.
L’ultimo cd che hai comprato? E il primo?
“L’ultimo è “CapaRezza?!”. Il primo, che ho comprato con i miei primi soldini, è stato “Terra di nessuno” di De Gregori”.
Il tuo rapporto con la musica commerciale?
“Secondo me il fatto di essere commerciale è essenziale. Quando una canzone non è in grado di alimentare un circuito di vendite vuol dire che non viene ascoltata e che in un certo senso è autoreferenziale, che non riesce a comunicare col pubblico. Il discorso è ampio a riguardo, ma vorrei soltanto aggiungere che secondo me la bravura di un artista sta soprattutto nel saper conciliare l’aspetto commerciale con la qualità delle musiche e dei testi. E la dimensione radiofonica spesso è rivelatrice del raggiungimento di questo compromesso”.
Un modo per riconoscere la buona musica...
“Se non si hanno le competenze necessarie e non ci si fida del proprio intuito, il modo più semplice è aspettare il verdetto del tempo: per una questione di ciclicità la buona musica ritorna sempre”.















