Di Redazione
Speciale Referendum introduzione

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REFERENDUM    
Il referendum del 4 dicembre chiama gli elettori a esprimersi sulle novità della Costituzione, e in particolare a votare sì o no alla riforma Boschi-Renzi. Essa si pone soprattutto come una riforma del Senato, con la fine del bicameralismo perfetto, il nuovo rapporto Stato-Regioni, le diverse modalità con cui si approveranno le leggi.

La Camera
Sarà l’unica a votare la fiducia. I deputati restano 630 e vengono eletti a suffragio universale. Si tratta di un aspetto controverso che, se da un lato porterebbe a velocizzare il processo legislativo, dall’altro potrebbe assegnare troppi poteri ai futuri governi.

Il Senato cambia
Il Senato sarà composto al massimo da 100 membri: 95 eletti in una prima fase con un metodo proporzionale, successivamente con modalità previste dalle singole leggi regionali, più 5 nominati dal Presidente della Repubblica. Questi ultimi avranno un mandato di massimo 7 anni non rinnovabile.
Per gli altri il mandato deve coincidere con quello dei consigli regionali da cui sono stati eletti. A tutti i nuovi senatori non spetterà alcune indennità.
Immunità
Come oggi anche i nuovi Senatori non potranno essere arrestati o sottoposti a intercettazioni senza l’autorizzazione del Senato.

Funzione legislativa del Senato
Tra le competenze legislative del nuovo Senato:  le riforme costituzionali, le ratifiche dei trattati internazionali relative all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, le leggi elettorali degli enti locali e quelle sui referendum popolari. Inoltre ogni disegno di legge approvato dalla Camera verrà subito trasmesso al Senato che entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, potrà disporne l’esame. Nei trenta giorni successivi il Senato potrà deliberare a maggioranza assoluta proposte di modifica del testo sulle quali, in seguito, la Camera si pronuncerà invia definitiva. Ai nuovi senatori spetterà anche il compito di esprimersi sulle leggi di bilancio ma entro 15 giorni e con la maggioranza assoluta. Anche in questo caso, l’ultima parola spetterà sempre alla Camera.

La Corte costituzionale
I 5 giudici della Consulta non saranno più eletti dal Parlamento riunito in seduta comune ma verranno scelti separatamente dalle due Camere. Al Senato ne spetteranno due e alla Camera tre.
Per la loro elezione è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti per i primi due scrutini, mentre dagli scrutini successivi è sufficiente la maggioranza dei tre quinti.

Meno competenze alle Regioni
Sono riportate in capo allo Stato competenze come energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile.

Disposizioni per Regioni ed enti locali
Vengono introdotti indicatori di costi e fabbisogni per rendere più efficienti le funzioni pubbliche dei comuni, delle città metropolitane e delle Regioni.

Elezione del presidente della Repubblica
Con la trasformazione del Senato viene modificata la platea degli elettori e il quorum: il capo dello Stato sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori. Per i primi tre scrutini occorrono i due terzi dei componenti, poi dal quarto si scende ai tre quinti mentre dal settimo scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

Ricorso preventivo sulle leggi elettorali
Prima della loro promulgazione, le leggi che disciplinano l’elezione dei parlamentari potranno essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte Costituzionale. Il ricorso motivato dovrà essere presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera o almeno un terzo dei componenti del Senato entro 10 giorni all’approvazione della norma. La Consulta si pronuncerà entro 30 giorni e, in caso di dichiarazione di illegittimità, la legge non sarà promulgata. Lo stato di guerra è deliberato dalla Camera a maggioranza assoluta.

Aboliti il Cnel e le province
La riforma costituzionale prevede l’abrogazione totale dell’articolo 99 della Costituzione riguardante il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Abolite anche le Province.

Referendum e leggi di iniziativa popolare
Per proporre un referendum serviranno 800 mila firme, contro le 500 mila attuali. Dopo le prime 400 mila la Corte costituzionale darà un parere preventivo di ammissibilità. Salgono da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per la presentazione di progetti di legge di iniziativa popolare.
Vengono inoltre introdotti i Referendum propositivi: un istituto nuovo per l’esperienza costituzionale italiana. Con il referendum propositivo si concede al popolo la facoltà di deliberare l’approvazione di una proposta di legge, in caso di inerzia da parte delle Camere.

 

 

L’opinione di Lorenza Carlassare, professoressa emerita di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Padova
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