Di Virginia Lupi
Avere diciotto anni nel ’44

Una storia d’amore e di libertà, quella del romanzo struggente Dove finisce Roma di Paola Soriga nel quale la diciottenne Ida, staffetta partigiana nascosta dentro una grotta umida ad attendere l’arrivo degli alleati, ricorda e racconta.
Che cosa si cela dietro la scelta di raccontare la storia di una ragazza di 18 anni che partecipa alla Resistenza?
«Credo che sia un periodo importantissimo per la storia del nostro Paese, che ha dato origine alla Repubblica e alla nostra bella Costituzione. Un periodo da ricordare e ricordare ancora. Le persone, davanti all’urgenza della guerra, della fine della lunga e dolorosa dittatura fascista, si sono trovate a dover agire e scegliere da che parte stare, uomini e donne, e questa è una cosa che tutti noi dovremmo tener presente perché, anche se i tempi sono per fortuna cambiati e non sono altrettanto drammatici, la responsabilità di ognuno non deve venir meno», spiega la Soriga che, per scrivere il romanzo, si è documentata a lungo. «Ho letto libri, romanzi, memorie, interviste; ho visto film e ascoltato le persone raccontare. Questa è stata la base, il resto è arrivato grazie all’immaginazione, all’idea che avere sedici o diciassette anni oggi non sia tanto diverso da averli avuti allora».
L’antifascismo è stato un grande momento di presa di coscienza da parte delle donne. Il sentimento della Resistenza può essere un punto da cui ripartire anche per noi ragazze di oggi?
«Ne sono convinta. La Resistenza è stato un momento in cui le donne hanno dovuto prendere delle decisioni, agire, muoversi, come forse non avevano mai fatto. I valori in cui quelle donne hanno creduto sono per noi, per la nostra vita, ci hanno insegnato che la libertà è faticosa e va guadagnata, che libertà non vuol dire semplicemente fare quello che si vuole».
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