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In questa sezione raccogliamo tutte le vostre storie di vita quotidiana, tra gite di classe, uscite con gli amici, notti da ricordare: in una parola, i ritratti di una generazione. Per noi i vostri racconti sono davvero importanti: scriveteci a redazione.roma@zai.net
Di Elena Dardano
on the road

In classe con le cheerleader

Chi, guardando il tipico film adolescenziale americano, non ha sognato di trovarsi anche lui in una scuola statunitense dove la bella capo-cheerleader è fidanzata con il capitano della squadra di football, dove lo sfigato sta sempre chiuso nel suo laboratorio di chimica e dove ogni anno si tiene il famoso homecoming? Io ci sono stata, vivendo un’ esperienza entusiasmante ed originale, a contatto con un nuovo stile di vita, un nuovo modo di studiare.
Sveglia alle 7:OO a casa di mia cugina Domenica. Colazione tipicamente americana a base di orange juice, eggs and toast. Dopo esserci preparate (e mia cugina indossato l’uniforme scolastica), partiamo, mentre io invidio Domenica che a 17 anni ha già la patente da un anno! Arriviamo a destinazione, Loyola Academy di Chicago. Scendiamo dalla macchina e finalmente posso vedere coi miei occhi ciò che ho sempre immaginato, quel mix di cultura e libertà presente nelle scuole statunitensi.
Ogni ragazzo arriva con il suo personale pick up, che parcheggia nelle zone riservate agli studenti.
Varco l’entrata dell’enorme scuola e vado in segreteria, dove mi danno un “visitator pass” da attaccare sulla maglietta. Dopo di che sono pronta per visitare la scuola.
Prima tappa? Il famigerato armadietto scolastico! Non so come si orienti Domenica. Dopo svolte tra i vari armadietti beige tutti uguali, arriva al suo e inserisce la combinazione. Aprendolo posso vedere come all’interno sia personalizzato, proprio come nei “movies”. Dopo aver percorso di nuovo corridoi e corridoi arriviamo ad un’aula, quella di calcoli. “She is my Italian cousin!” mi presenta orgogliosa Domenica; dopodiché inizia la lezione. L’aula è ariosa, i banchi sono separati, non come i nostri. La cattedra non esiste. La lavagna è enorme e digitalizzata. Il professore scrive su un piccolo computer e la spiegazione appare sul muro. È un altro modo di fare lezione e io ne esco entusiasta. Al “suono” della campanella (l’ora dura 45 minuti) ci spostiamo; è così che funziona, non sono i professori ad andare dagli alunni, ma viceversa. I muri di questa nuova classe sono tappezzati con immagini della Magna Grecia, di sculture, busti di Omero o Cesare. È l’aula di Latino e Greco. Il professore, magro e occhialuto, ci fa entrare nel vivo della spiegazione dell’Eneide. Il proemio viene analizzato con dovizia di particolari, con un soffermarsi su comparativi, figure retoriche e altro dimostrandoci l’amore del “nuovo continente” per la cultura classica. Finisce anche quest’ora e con essa la mattinata. Purtroppo quel giorno si studiavano solo due materie.
Durante le lezioni due cose mi hanno particolarmente colpito: il religioso silenzio degli alunni, attenti alla spiegazione, che difficilmente riscontriamo nelle scuole italiane; in secondo luogo la trascuratezza, in senso positivo, degli studenti, soprattutto delle ragazze. Nessuna di loro era truccata, nessuna aveva fermagli sofisticati tra i capelli, nessuna si specchiava ogni 5 minuti al telefonino. Questo è il simbolo della libertà da sempre avuta da parte degli americani, del loro “fregarsene”, a ragione, del giudizio altrui, che invece tanto influenza noi italiani.
on the road
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