In Italia un bracciante su due lavora in nero. È il cancro del caporalato
Più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende agricole sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive...
R.C. | 7 agosto 2018

Il terzo rapporto Agromafie e caporalato del maggio 2016, realizzato dall’osservatorio Placido Rizzotto della Flai–Cgil, denuncia che in Italia sono tra 400 e 430 mila i lavoratori irregolari impiegati soltanto nel settore agricolo, di cui 100 mila versano in condizioni di sfruttamento e grave vulnerabilità

IL BUSINESS DELLO SFRUTTAMENTO - Le infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentare e nella gestione del mercato del lavoro muovono un’economia illegale tra i 14 e i 17,5 mld di euro in Italia. Le pratiche di sfruttamento nei confronti dei lavorati - il fenomeno del caporalato, per l'appunto - rimangono più o meno le stesse: mancata applicazione dei contratti, un salario tra i € 22 e i € 30 al giorno - inferiore del 50% di quanto previsto dai CCNL e CPL - orari tra le 8 e le 12 ore di lavoro, fino ad alcune pratiche criminali quali la violenza, il ricatto, la sottrazione dei documenti, l’imposizione di un alloggio e forniture di beni di prima necessità. Più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende agricole sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

COSA DICE LA LEGGE - Il Governo Renzi ha redatto un disegno di legge (Ddl 2217) per disciplinare le forme di contrasto anticaporalato ed inasprire le pene dei reati che vengono commessi nel reclutamento di manodopera straniera da occupare nel settore agricolo. Con l’emanazione della legge n. 199 del 2016, criticata da Matteo Salvini, è stata apportata una rilevante modifica della fattispecie delittuosa, ritenuta tale a prescindere dalla forma – organizzata o meno – dell’attività di intermediazione e indipendentemente dalle modalità, violente, minatorie o intimidatorie, che caratterizzano lo sfruttamento dei lavoratori.

I RISCHI - Scrive Marco Omizzolo, sociologo della cooperativa ‘In Migrazione’ più volte vittima di intimidazioni«La diffusa e pericolosa retorica contro i migranti rischia di agire sui ricettori del sistema agromafioso finendo per legittimarlo. Una responsabilità che emerge in modo palese con l’omicidio del giovane bracciante maliano Soumaila Sacko avvenuto nella Piana di Gioia Tauro lo scorso 6 giugno. Soumalia aveva un regolare permesso di soggiorno ed era impegnato in attività sindacali. Lo hanno ucciso con un colpo di fucile sparato da un’auto. Se fosse stato un italiano nessuno avrebbe avuto timore nel denunciare il fatto come una “esecuzione mafiosa contro un innocente”».

Ieri, a Foggia, dodici migranti stipati in un furgone sono morti in un incidente stradale. Si indaga anche per verificare se fossero nelle mani dei caporali.

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