L'addio a Sepulveda. Grazie per averci insegnato a "volare alto"
Si spegne l'autore de "La Gabbianella e il gatto". Malato di Coronavirus, è stato il maestro delle nostre ali
Elio Sanchez | 16 April 2020

Stamattina è stata diffusa la notizia della morte dello scrittore cileno Luis Sepulveda, colonna portante della letteratura contemporanea mondiale. Entrato in coma a metà marzo a causa del Covid-19, il mondo culturale ma non solo piange la scomparsa di un uomo eccezionale, che tutti - da bambini e da adulti - hanno avuto modo di conoscere e amare.

Nato nel 1949 a Ovalle, in Cile, lo scrittore passa i primi anni della sua vita a Valparaìso, in compagnia del nonno paterno (un anarchico andaluso), dello zio Pepe e degli amici di carta Emilio Salgari, Joseph Conrad e Herman Melville, che ben presto gli trasmettono l’amore per la scrittura e l’avventura. Giovanissimo si iscrive alla Gioventù Comunista e diventa redattore del quotidiano “Clarìn”. A soli 20 anni ottiene il Premio Casa de las Americas con il suo primo libro di racconti, e a seguire vince una borsa di studio per corsi di drammaturgia della durata di cinque anni (ne sfrutta solo 4 mesi perché espulso) presso l’Università Lomonosov di Mosca. Tornato in Cile, consegue il diploma di regista teatrale, allestisce spettacoli, scrive racconti, lavora alla radio, entra a far parte del partito socialista e della guardia personale di Salvador Allende; sono anni felici per lui. Con il colpo di stato del 1973 e la dittatura del Generale Pinochet, Sepúlveda viene catturato, interrogato e torturato. Per 7 mesi resta chiuso in una cella così stretta e bassa da non potersi neanche alzare in piedi; per due volte interviene Amnesty International, che gli permette di essere scarcerato e di commutare la condanna a morte in un esilio di 8 anni. Nonostante la possibilità di insegnare in Svezia, scappa in Brasile, e poi in Paraguay e in Ecuador, dove riprende a far teatro e partecipa a una spedizione dell’UNESCO di 7 mesi, esperienza che sarà alla base del suo capolavoro Il vecchio che leggeva romanzi d’amore. Dal 1982 al 1986 lavora con Greenpeace.

Il suo racconto più famoso è quello che poi si è trasformato in cartone animato “La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare”. Apparentemente un romanzo per bambini, è un grande classico adatto a tutti e leggibile a più livelli. “Vola alto solo chi osa farlo”, è il suo grande insegnamento: se vogliamo realizzare un nostro sogno, bisogna osare, rischiare, mettersi in gioco.

Sicuramente la sua perdita è un duro colpo, i suoi libri hanno attraversato almeno due generazioni e continueranno a essere letti dalle generazioni future, anche per gli insegnamenti importantissimi che ci danno.

 

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