Chi ha paura del buio?
Lorenzo Colombo, uno degli amministratori della pagina FB Chi ha paura del buio?, risponde alle spaziali curiosità dei nostri giovani reporter
Andrea Miglio e Mattia Bonanno | 18 ottobre 2018

Come ti sei appassionato all’astronomia? E com’è nata l’idea della pagina Chi ha paura del buio?

La passione per l’astronomia, e in generale per la scienza, mi accompagna fin da piccolo: è tutto iniziato quando avevo 7 anni, grazie ai libri dell’Enciclopedia per Ragazzi. Quello sull’universo era il mio preferito! I miei genitori hanno assecondato, con i libri e i famosi set scienza&gioco. Poi una visita all’osservatorio astronomico quando avevo 13 anni ha dato il colpo di grazia: non avrei potuto fare nient’altro nella vita.

La genesi della pagina Facebook ha invece le radici in un libro: è nata nel maggio 2012, come pagina dedicata a un libro scritto da Massimiliano Bellisario, appunto Chi ha paura del buio? Massimiliano è un medico appassionato di astronomia e in questo libro ha voluto parlare degli effetti che un nuovo evento di Carrington avrebbe sulla nostra civiltà, con particolare attenzione alle implicazioni medico-sanitarie, vista la sua professione. Per anni è rimasta una piccola pagina con una manciata di like, ma dopo l’ingresso di me e Matteo come amministratori in aiuto a Massimiliano e l’attenzione mediatica per la missione Futura42 di Samantha Cristoforetti, abbiamo cominciato a crescere seriamente. Siamo rimasti sempre fedeli ai nostri principi: ogni articolo segue le regole del metodo scientifico ed è supportato da fonti e da crediti per tutto il materiale utilizzato.

 

Cosa pensi degli scienziati italiani?

La ricerca italiana è una delle eccellenze mondiali, nonostante sia pesantemente sottofinanziata.

Cosa sta succedendo alla Terra? Se la situazione non dovesse cambiare, quali saranno le possibili conseguenze?

Alla Terra non sta succedendo nulla di diverso dal solito, se si parla del pianeta in quanto tale. Quello che sta cambiando è il clima globale, a causa delle attività umane, e ciò sta avendo pesanti conseguenze sulla sua biosfera. La stessa biosfera che sorregge in toto la nostra civiltà, e che sembra stiamo facendo di tutto per compromettere. Ovviamente non è una scelta saggia quella di erodere i pilastri che sorreggono la propria casa. La Terra è una palla di roccia e acqua, ha visto ben di peggio, la vita pure. È la civiltà umana a trovarsi in pericolo, a causa del suo comportamento scellerato.

 

Quale sarà la prima cosa che farà il primo uomo che metterà piede su un altro pianeta?

Un altro pianeta... sicuro qualcosa dal profondo significato politico (perché qualcuno li avrà spesi i soldi per mandarlo là!) come piantare una bandiera, e qualcosa dal profondo significato filosofico, come la famosa frase di Armstrong. Sicuro il primo uomo su un altro pianeta del sistema solare non si fermerà per molto, le missioni pionieristiche durano qualche giorno (come avvenne per la Luna) o qualche mese (come avverrà per Marte) al massimo. La colonizzazione viene in seguito. Se si parla di un pianeta extrasolare... beh, la tecnologia necessaria non è nemmeno ancora stata pensata, visti i problemi imposti dalla struttura stessa del nostro universo. Quindi è difficile a dirsi: basti guardare quanti racconti di fantascienza sono stati scritti in merito!

 

Acqua su Marte: ultimamente è stata fatta una nuova scoperta…

La presenza di acqua su Marte è nota da almeno 20 anni, l’annuncio che c’è stato recentemente riguardava la presenza sì di acqua, ma liquida, nelle profondità della calotta polare antartica di Marte (come il nostrano lago Vostok). Le conseguenze possono essere importanti: se il lago sotterraneo è rimasto isolato a sufficienza, grazie alla protezione fornita dalla calotta soprastante dai raggi cosmici e dal vento solare, allora potrebbe ancora ospitare eventuali organismi autoctoni di Marte. Le sonde che abbiamo inviato finora non solo non hanno la capacità per trivellare così in profondità, ma non hanno proprio gli strumenti necessari per individuare qualcosa che noi considereremmo “vivo” sotto standard terrestri.

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