Istituto Luigi Di Savoia, gli studenti “I nostri occhi su territorio”
A Chieti i giovani raccontano la realtà con l’aiuto di Miur, Mibac e Minimum Fax
Redazione | 2 May 2019

Lo sviluppo del lavoro sul loro territorio, è il tema approfondito grazie al bando “Visioni Fuori Luogo – Cinema per la scuola”, finanziato da Miur e Mibac. Cinque le classi dell’Istituto Tecnico Industriale Statale Luigi di Savoia di Chieti (IV informatica A, III informatica B, V trasporti e logistica A, IV informatica B e IV meccanica B ) che lo stanno approfondendo grazie al sostegno e alla grande collaborazione della preside, la professoressa Anna Giusti. Il progetto nasce dall’unione di due vocazioni della casa editrice Minimum Fax: la parte che si occupa di pubblicazioni di libri di narrativa italiana e statunitense e la Minimum Fax Media, società che si occupa di produzione audiovisiva. Da qui un’idea che è quindi una vera e propria indagine sul territorio fatta dai ragazzi.

“L’indagine” - ha spiegato Barbara Bernardini, responsabile dei corsi di formazione per la Minimum Fax - “da una parte è stata storico-economica perché si concentra sullo sviluppo del lavoro sul territorio di Chieti, in particolare su tre aziende che sono state individuate strada facendo; dall’altra è impostata in maniera narrativa. È sviluppata intervistando persone… Molte hanno vissuti particolari, specie per quello che riguarda la cartiera”.

Delle tre aziende, una - l’ex cartiera Burgo - è infatti ormai chiusa (anche se è stata l’azienda che ha maggiormente segnato il territorio); l’altra è la Telettra, azienda che si occupava di sistemi per telecomunicazioni e ponti radio e l’ultima è la Walter Tosto, realtà che produce serbatoi di carburante. “Adesso che la prima fase d’indagine si è conclusa i ragazzi sono passati alla produzione audiovisiva: da tutte le informazioni raccolte devono tirar fuori il soggetto di un documentario”.

A maggio gli studenti faranno le riprese guidati da un regista e da un operatore, intervisteranno nuovamente le persone scegliendo delle location particolari per poi montare tutto il materiale raccolto, così da poter presentare il documentario per i primi di giugno.

I ragazzi “all’inizio erano un po’ timorosi, forse perché la prima parte di indagine era meno intrigante, ma poi tutto è cambiato”, prosegue Bernardini. E aggiunge: “Quando hanno iniziato a intervistare le persone, e quindi usare le telecamere, hanno visto la parte più divertente del progetto… ora sono tutti decisamente coinvolti”. 

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