Foto: Leonardo Pelucchi
Foto: Leonardo Pelucchi
Quattro chiacchiere con Irene Maggi
A tu per tu con Irene in occasione dell'uscita di "Tank Girl"
Chiara Colasanti | 5 aprile 2018

Chi è Irene Maggi e come ti descriveresti a chi ancora non ha sentito la tua musica? 
Io sono una cantante e cantautrice, ho scritto un album in cui racconto la mia storia, di cui ho scritto testi e canzoni: chi non mi conosce può ascoltarlo in quest’ottica, come se stesse sentendo un racconto autobiografico.

A proposito di Mr. Agony: com’è nata e come la introdurresti davanti a un microfono?
“Mr. Agony” è il destinatario del disco, il destinatario di questa storia: è il pezzo che abbiamo scelto per iniziare il disco, come una presentazione di questo destinatario di tutte le canzoni che è reale, ma diventa anche immaginario.  Tutti i brani del disco sono presi da una corrispondenza con questa persona, tutto quello che c’è nella parte di liriche fa parte di una corrispondenza: Agony è il destinatario del disco, è anche il primo pezzo dopo l’intro, che fa capire che il disco è un dialogo.

Il 4 maggio presenterai a Milano “Tank Girl”, questo disco, questa “corrispondenza di musicali sensi” con Mr Agony: com’è nato e come nascono in generale le tue canzoni?
Solitamente dai testi, soprattutto in questo caso perché è nato tutto dai testi e poi ho messo la musica. Mi piace avere un approccio che abbia un contenuto letterario: mi piace adattare tutto quello che c’è intorno alla storia che sto raccontando. Parto da un’idea poetica/letteraria, non musicale e poi ci lavoro sopra: fare il contrario mi risulta molto difficile.

La collaborazione dei sogni? 
Diciamo forse qualche artista americano: mi piacciono moltissimo i cantanti pop e Justin Timberlake forse è il mio preferito… sarebbe buffo collaborare con lui!

Sogni nel cassetto per il futuro a breve termine, invece?
Faremo delle date in estate: andremo ad alcuni festival e sto iniziando a pensare al prossimo disco, vicino ma fino a un certo punto. Non so ancora se sarà in inglese o in italiano; sicuramente avrà gli stessi riferimenti musicali: blues, elettronica, jazz… la parte dei testi la devo ancora capire!

Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane ragazzo che sta muovendo adesso i primi passi nel mondo della musica?
Penso che le persone che sono più preparate sono quelle che hanno una carta in più. Anche se adesso chiunque in questo mondo può andare a un talent, in televisione, anche senza aver mai studiato musica… quello che noto è che le persone che vanno maggiormente avanti e che hanno una carriera più bella, sono le persone che arrivano dallo studio e dalla gavetta. Io sono molto contenta di aver fatto la Scuola Civica di jazz, che magari all’epoca non mi sembrava una cosa che mi rappresentava tantissimo. Aver studiato musica e fare una gavetta lunga aiuta ad avere sempre qualcosa da dire e qualcosa su cui lavorare: per me è fondamentale.

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