Foto: Color Fest
Foto: Color Fest
Color Fest: appuntamento a Lamezia Terme
Il 4 e il 5 agosto c'è l'occasione di essere tutti "Figli delle stelle"
C.C. & R.C. | 23 maggio 2018

A Lamezia Terme, il 4 e il 5 agosto, all'abbazia benedettina, si svolgerà la sesta edizione del Color Fest.
I nomi in cartellone sono tanti e decisamente di richiamo: The Zen Circus, Willie Peyote, Donatella Rettore, Iosonouncane + Paolo Angeli, Coma_Cose, Galeffi, Enne, La Stazione, Cosmo, Frah Quintale, Bud Spencer Blues Explosion, Sick Tamburo, Clap! Clap!, Francesco De Leo, Cimini, Nimby Nel Giardino.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Mirko Perri, direttore artistico, per capire più "da vicino" come funziona un festival come il loro.

Ci racconti un po’ cos’è il Color Fest, il “dietro le quinte”; tu che meglio di tanti altri puoi raccontarcelo?
Il Color Fest è un’idea che nasce circa sei anni fa, anche se prima esisteva “Color” (senza “Fest”) come rassegna musicale che si è sempre sviluppata a Lamezia Terme. Nasce dall’idea di un’associazione, di un gruppo di ragazzi che erano stanchi di andare fuori a vedere i concerti delle band che preferivano e si sono detti “perché non proviamo a portarli a casa nostra?”. Da questa domanda che ci siamo un po’ posti tutti è nato il Color Fest che è arrivato alla sesta edizione e che continua a crescere di anno in anno.

Quante persone fanno parte dell’organizzazione del festival? Quanto tempo, quanto impegno, che non possiamo cogliere senza conoscere il “dietro le quinte”? 
L’associazione è composta da circa 50 persone, tutte sotto i 35 anni, che lavorano tutto l’anno: il festival si concentra in due giorni specifici durante l’estate, però noi quest’inverno abbiamo iniziato questa nuova attività di portare il festival in tour per l’Italia (Milano, Bologna, Pisa, Torino e non solo) e in più continuiamo a fare dei concerti durante l’anno a Lamezia. Intanto è un lavoro e già il fatto che possa essere un lavoro è una cosa bella: non è affatto semplice fare delle proprie passioni il proprio lavoro. Per noi lo è diventato, quindi è un lavoro che fa “trovare tutto pronto” al pubblico, ma tra lo staff di 50 persone e le persone che lavorano per noi in quei giorni, arriviamo a oltre 100 persone che mettono in piedi tutto questo “ambaradan” che diventa il Color Fest. 

Quali sono le mansioni di un direttore artistico e quanto tempo lavori all’anno?
Lavoro ormai praticamente tutto l’anno perché non c’è mese in cui il Color Fest non organizza qualcosa. Se andiamo a vedere il lavoro prettamente per il festival è un lavoro che ti dà come pausa dalla fine del festival fino alla fine di settembre, calcolando che il nostro festival è ad agosto… poi il resto dell’anno si lavora per definire la line-up; io non mi occupo soltanto della direzione artistica, ma sviluppo anche delle parti burocratiche, curo i rapporti con la stampa e i rapporti con gli Enti. Come capirete, soprattutto con gli Enti, è abbastanza complicato, di conseguenza lavoro 12 mesi, a parte quel mese e mezzo post festival, necessario per ricaricare le energie.

Forse le hai già citate rispondendo alla precedente domanda ma quali sono state le difficoltà più grandi incontrate in questo percorso?
Le difficoltà sono state diverse, soprattutto nella prima fase: la prima è interagire con un territorio che non era, fino a qualche anno fa, propriamente abituato al modo di operare che c’è nei festival. Si era abituati ad andare al singolo concerto, però la concezione di festival, di una determinata tipologia di musica… mentre adesso l’indie italiano è diventato il nuovo pop, dieci anni fa non era propriamente così. La difficoltà quindi principale è stata entrare nel tessuto del territorio; le difficoltà più grandi poi sono quelle derivanti dai rapporti con gli enti: a partire dalle difficoltà ricettive per capire alcune situazioni; anche loro non essendoci abituati non hanno reso le cose facili anche se, piano piano, per fortuna, stiamo sviluppando dinamiche sempre migliori.

Tre motivi per cui non possiamo mancare all’abbazia benedettina di Lamezia Terme.
Intanto perché si sta bene al festival: c’è un ambiente molto accogliente e di felicità. Penso che tutti noi siamo alla ricerca della felicità; passare due giorni lì significa trovarla. In secondo luogo perché potrebbe essere il motivo per venire a fare delle vacanze in una Regione splendida come la Calabria, dove i costi non sono molto alti e dove c’è un buon cibo, c’è un’ottima accoglienza e ci sono delle bellezze da visitare almeno una volta nella vita. Motivo numero tre perché la line up è abbastanza vasta, raccoglie un po’ tutti quindi vale la pena vederla ed è difficile trovare in Italia un festival come il nostro dove in due giorni si riesce a vedere sedici band consecutivamente a un prezzo che non è molto alto.
 

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