Primavera Sound: l'edizione della "maggiore età"
18 anni di festival e anche quest'edizione lascia il segno
C.C. | 4 giugno 2018

L'edizione 2018 del Primavera Sound è stata quella della cosiddetta "maggiore età", però c'è da dire che l'età media del pubblico presente di palco in palco era abbastanza inferiore rispetto agli anni passati.

I nomi in cartellone quest'anno strizzavano l'occhio infatti anche a un pubblico più giovane, che probabilmente a un festival (specie di questa portata) non aveva mai partecipato o pensato di partecipare. 
Una media di 60.000 persone al giorno: contando le presenze al Primavera Pro e ai concerti di domenica al CCCB e all'Apolo (i concerti in città, facenti parte della cosiddetta "Primavera al Raval", aperti a tutti) si arriva facilmente oltre le 210.000 persone provenienti da 126 Paesi che hanno letteralmente invaso Barcellona in questa settimana in cui, a primavera inoltrata, si è assaggiato un po' di estate. 

Il Primavera Sound è quel luogo dove, pur camminando chilometri e chilometri di palco in palco (una media di 30.000 passi a giornata: ci sono le prove del contapassi del cellulare!), la stanchezza si fa sentire raramente, perché si è troppo presi a non perdersi almeno dieci quindici minuti di esibizione di artisti che, improvvisamente, dalle proprie playlist su Spotify si materializzano a due palchi di distanza.

Il Primavera Sound è il luogo dove ci si può commuovere facendosi trasportare dalle atmosfere oniriche di Björk sul palco Seat, per poi girarsi e ritrovarsi catapultati nel mondo di Nick Cave & The Bad Seeds o, il giorno successivo, rimanere in attesa quanto più vicino possibile alla transenna per gli Arctic Monkeys e intanto godersi il concerto di Lorde che, alle proprie spalle, sta conquistando con una scaletta fittissima.

Il Primavera Sound è il posto dove conoscere artisti che riescono a trasportarti in un'altra dimensione e a farti riflettere o scatenare (o entrambe le cose) anche quando pensi che non hai più le forze necessarie per restare in piedi: Maria Arnal i Marcel Bagés, El Ultimo Vicino, Nùria Graham, C Tangana, Yung Beef, The Internet, Yonaka, HAIM, Beach House, Amaia Romero, Chromeo e tutti gli altri che sono stati intercettati nella continua corsa contro il tempo e contro gli "accavallamenti" di concerti che hanno fatto tanto rimpiangere l'ubiquità.

Il Primavera Sound è quel festival dove, al suo interno, c'è un altro festival, dedicato ai professionisti del settore dell'industria musicale, dove si arriva la mattina dopo i concerti della notte con le occhiaie pesanti, ma con la curiosità di ascoltare quello che sta succedendo in giro per il mondo e per capire quanto il mondo della musica non sia affatto distante dal "mondo reale", a differenza di quanto vogliano farci credere.
Il Primavera Pro, con le sue tavole rotonde (anche a proposito della libertà di espressione in Spagna) ne è la dimostrazione lampante, anno dopo anno.

Insomma, la canzone con cui Dj Coco ha chiuso l'edizione 2018 del Primavera (appuntamento nel 2019 dal 30 maggio al 1 giugno!) ha un che di profetico e continuerà a risuonare a lungo nelle orecchie: "Don't Stop Believin'", perché ci sarà sempre il modo di lasciare il segno e fare la differenza e il Primavera Sound, da anni, ne è la prova.

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