Di Redazione
Le ragioni del sì

Le opinioni di Francesco Clementi, docente di Diritto pubblico comparato all'Università degli Studi di Perugia

Uno degli aspetti maggiormente discussi di questa riforma è il fatto che i nuovi componenti del Senato, scelti fra i consiglieri regionali, non sarebbero eletti dai cittadini. Non c’è il pericolo che prevalgano interessi particolari, soprattutto in assenza di vincolo di mandato?  L’Italia, a differenza di altri Paesi, non ha mai dato dignità in Parlamento alle autonomie, punto cardine del nostro Paese. Perché la politica si è impossessata dell’intero bicameralismo italiano, un unicum nel mondo. Questa riforma, invece, vuole invece valorizzare le autonomie: il Senato non sarà organizzato con i gruppi parlamentari dei vari partiti, ma per territori e i dibattiti saranno per sessioni e temi, come avviene in altri Senati europei. Il vincolo territoriale sarà rispettato perché i senatori non vengono eletti direttamente con la Camera, ma in ragione dell’elezione regionale, che sarà regolata dalle differenti leggi elettorali regionali in elezioni che avvengono in un tempo diverso da quelle politiche. Quindi il Senato non è politico, perché non si rinnova con la Camera.

I neo senatori godranno dell’immunità come ora: per quale motivo, dato che ai consiglieri regionali non spetterebbe? L’immunità è una garanzia costituzionale che serve a proteggere l’attività del Parlamento, che non deve essere sottoposto agli altri poteri. Di fatto questa immunità implica esclusivamente che per arrestare un parlamentare serva l’autorizzazione della Camera di appartenenza. Che è praticamente sempre concessa (Cosentino docet).

Per quanto riguarda i consiglieri, non dobbiamo avere un atteggiamento demagogico: conviene alla politica mandare lì dei ladri? No, perché in questo contesto la sfida è difendere l’istituzione che rappresentano. E poi loro godono dell’immunità soltanto da senatori, non da rappresentanti delle autonomie. Dunque, non c’è abuso.

L’articolo che desta maggiori dubbi è l’articolo 70 (NDR: che definisce il meccanismo legislativo), perché la sua riscrittura ha inserito in Costituzione una differenziazione dei meccanismi legislativi. Non si tratta di una complicazione, invece che di una semplificazione? L’articolo 70 disciplina chi fa che cosa: mi rendo conto che può apparire un po’ faticoso perché la specificazione annoia, ma questo, appunto, è stato fatto volutamente per evitare zone d’ombra nel procedimento legislativo. La Germania ha un procedimento legislativo più ampio e con molti più articoli. È normale. D’altronde, specificare bene per evitare conflitti, e soprattutto l’arbitrarietà, è la regola. Anche per indicare chi è responsabile posto che, nel paritario facendo tutti tutto, non c’è responsabilità, mentre questa riforma parte dal principio di assegnare una responsabilità ben precisa: il comma 1 precisa le poche leggi bicamerali, e dal 2 in poi tutte le altre sono monocamerali. Nell’asimmetria contano innanzitutto chi decide, cioè gli attori (uno o due?), perché lì scopriamo la responsabilità; e poi si attribuiscono gli atti a ciascuno sapendo a bene di chi è responsabilità. E non è poco.

Perché rimane di competenza del Senato anche la legge di bilancio? Si tratta di un procedimento monocamerale rinforzato: nella legge di bilancio ci sono anche i soldi delle autonomie, quindi è giusto che anche i rappresentanti territoriali dicano la loro.

Oltre al Senato, la nuova Costituzione regola anche i rapporti Stato regioni: cancella le province e di fatto fa un passo indietro sul federalismo: è un’inversione di tendenza necessaria? Questo Paese non è federale come alcuni, erroneamente, sostengono. Piuttosto ha bisogno  - e molto - di essere unito. Nel 2001 si è disegnata un’Italia che non esiste, perché il titolo V non ha dato vera dignità alle autonomie, tanto che la Corte Costituzionale con le sue sentenze lo ha di fatto riscritto. Questa riforma così ingloba totalmente la giurisprudenza della Corte Costituzionale nel titolo V, dando certezza giuridica, rendendo al tempo stesso forte la tutela dei diritti, laddove le regioni li calpestano – basti pensare alla sanità.

Un aspetto della riforma che si sarebbe potuto migliorare… Beh…io avrei previsto la revoca dei ministri da parte del presidente del Consiglio, mi sembra surreale che non sia così, guardando anche gli esempi degli altri Paesi.

L’opinione di Lorenza Carlassare, professoressa emerita di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Padova
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