Di Redazione
Sessualmente consapevoli

Come viene veicolata l’informazione in merito al sesso? Chi si sentirebbe di rispondere a gran voce di essere “molto informato”? Questo e molto altro nel recente rapporto Censis

Se fare sesso nel 2017 in Italia non è oggetto di tabù l’informazione in merito alla prevenzione resta ancora una zona grigia nelle conoscenze dei millenials. A parlare sono i dati del recente rapporto Censis riguardo alle malattie sessualmente trasmissibili che dipingono la situazione di una generazione poco informata sui rischi concreti dei rapporti sessuali. 

Adesso che la parte della lezioncina sulla contraccezione è entrata anche nelle menti dei più tontarelli e ormai grazie ad internet non servono più tutorial sul corretto modo di utilizzare un profilattico (anche se repetita iuvant), la preoccupazione si sposta sulla prevenzione. Ma da cosa ci si deve “proteggere”? La risposta è semplice e non riguarda alcun bambino. Ci si protegge da quelle malattie veicolate dai rapporti sessuali (completi e non) e non si riferisce solo all’AIDS ma anche tutte le altre: da quelle che generano fastidiosi pruriti a quelle i cui rischi sono ben più elevati, come l’HPV.

 

L’INFORMAZIONE

Secondo il rapporto del Censis i giovani italiani che si dichiarano molto informati sono solamente il 15,3%, percentuale irrisoria in confronto alla maggior parte che si dichiara solamente “abbastanza informato”. Il campione, composto da 1.000 giovani tra i 12 e i 24 anni mostra significative differenze quando la percentuale presa in considerazione riguarda la fascia dei giovanissimi. Se ai più grandi si associano le percentuali più alte, per quanto riguarda i ragazzi tra i 12 e i 14 anni solo il 5,8% si dichiara molto informato. Anche se il motivo è imputabile al legame con le prime esperienze di rapporti sessuali completi che avvengono successivamente, intorno ai 17 anni, il dato resta significativo.

 

CONTRACCEZIONE E PREVENZIONE

L’indagine rivela che i giovani italiani confondono ancora concetti quali contraccezione e prevenzione. I dati allarmanti mostrano una generazione che ancora stenta a discernere tra i metodi per evitare una gravidanza indesiderata e i modi per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili. Se il 92,9% dichiara di stare attento ad evitare gravidanze, la percentuale di quelli che si preoccupano delle infezioni scende fino a toccare il 74,5%. Quello che colpisce è la confusione tra comuni metodi di contraccezione, come la pillola anticoncezionale o il coito interrotto, indicati come metodi di prevenzione dagli intervistati.

 

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI 

È grazie ai media e alla scuola che i giovani di oggi sono consapevoli delle malattie sessualmente trasmissibili e dei rischi nei rapporti sessuali. 

Aumentando l’età aumenta sicuramente la conoscenza in materia: complessivamente quasi la totalità degli intervistati, il 93,8%, ha sentito parlare di malattie sessualmente trasmissibili. La maggior parte, tuttavia, menziona l’AIDS come patologia più conosciuta, ignorandone molte altre. Solamente il 15,6% indica il papillomavirus tra le malattie e nessuno fa menzione del cancro al collo dell’utero o altri tumori correlati all’HPV. 

 

LA VISITA MEDICA

Tra gli intervistati solamente il 42,5% ammette di essersi recato da un professionista della salute per un problema di natura sessuale, sia autonomamente che accompagnato dai genitori, percentuale che scende notevolmente quando si prende in considerazione la fascia tra i 12 e 14 anni (solo il 27,6%). Anche isolando solamente il dato relativo al genere emerge un divario tra ragazze e ragazzi, rispettivamente il 52,2% e il 33,4% ha visto uno specialista. 

Verrebbe da chiedersi da cosa nasca questo timore nei confronti della visita medica ma il dato parla chiaro: più della metà dei millenials non è mai andato dal ginecologo o dall’urologo. Anche in merito all’informazione risultano scettici: solo il 9,8% si informa tramite professionisti del settore.

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