Di Chiara Colasanti
Indirizzo Comunicazione Musicale

A tu per tu con Gianni Sibilla, Direttore Didattico del master e Caporedattore di Rockol che ha recentemente pubblicato la Storia Leggendaria della musica Rock con Bertoncelli

Chi sei e cosa fai, nella vita, per chi non ti conosce?

Sono un malato di musica che nella sua vita professionale si divide tra il giornalismo musicale e l’università. Lavoro a Rockol.it, di cui sono caporedattore e dirigo il Master in Comunicazione Musicale, un corso post-laurea della Cattolica che mi sono inventato ormai 17 anni fa, quando da giovane studioso mi stavo occupando del rapporto tra media e musica. 

Mi sono laureato in Filosofia ormai un bel po’ di anni fa con Gianfranco Bettetini, un grande studioso dei media che è scomparso recentemente, con una tesi sulla semiotica degli audiovisivi. Da lì, nel momento in cui in Italia si andava definendo che cosa fosse un Master, abbiamo pensato ad un corso professionale che formasse chi volesse lavorare in un campo specifico della musica, la comunicazione. Un corso che avrei voluto trovare io dopo la laurea, insomma.

 

Come descriveresti l’esperienza da docente del Master in Comunicazione Musicale?

Stare in aula, confrontarmi continuamente con gli studenti è una delle cose più belle del mio lavoro: raccontare la musica, smontarla e rimontarla assieme ai ragazzi dà soddisfazioni enormi. Ti trovi anche nella condizione di imparare, oltre che di insegnare: avere delle persone che vivono tutto questo in una maniera diversa dalla tua ti dà un’enorme quantità di stimoli.

 

Quali sono le figure professionali che il Master aiuta a formare?

Quelle legate alla comunicazione della musica, perché è la porta di ingresso del music business: dagli uffici stampa alla promozione di dischi ed eventi musicali, al lavoro nei media, nei social media e nel digitale.

 

C’è qualcosa che ti sentiresti di consigliare in generale a chi non è molto sicuro del percorso da intraprendere tra corsi di studio sempre più variegati e particolari? 

Cercare di capire almeno l’ambito in cui si vuole lavorare è un buon punto di partenza. Poi i corsi servono, oltre che per formare, per orientare. Leggere, studiare, informarsi. Soprattutto appassionarsi a qualcosa. Ma anche mantenere un po’ di lucidità e distacco, che serviranno poi per diventare dei professionisti.

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