Di Greta Pieropan
C’è chi del leggere ha fatto una professione

Una bicicletta, abiti retrò e un carretto di libri: “Ciao, sono Chiara!”. Di mestiere Lettrice vis à vis…

Chi è Chiara Trevisan? Qual è la sua formazione letteraria?
È difficile dirlo. Anzi, a quella catena in cui bisogna elencare 10 libri su Facebook ho risposto con un cerchio, che è una linea formata da infiniti punti, perché è difficile per me fare una classifica. Dato che leggo da sempre, da quando ero piccolissima, capire da cosa sono formata è difficile: in ogni periodo della mia esistenza ci sono state correnti particolari. Il liceo, ad esempio, è stato il periodo degli autori russi, quello della letteratura americana all’inizio dell’Università, sudamericana alla fine. Ma sono una lettrice onnivora, perciò gran parte del lavoro che faccio è fissare libri che altrimenti perderemmo.
Per quanto riguarda la domanda “chi è Chiara?”, beh…quando avrò una risposta, ti richiamo! Ma credo che ci stia bene la frase di un autore che ho letto spesso: sono “un groviglio di domande insolute e di contraddizioni”.

Come nasce la lettrice vis à vis, e quando?
In sintesi: a letto. Prima nel letto dell’infanzia, dove si sedeva mio padre e leggeva ad alta voce per me e mia sorella. Leggeva prima filastrocche, poi poesie, poi novelle, fino ai romanzi, fino agli 11-12 anni. Da lì ho imparato il gusto per l’ascolto e la condivisione. Poi il letto di mia figlia, sul quale mi sono seduta per anni a leggere ad alta voce. E infine il vero luogo dove è nato il progetto: il letto dove mi ha tenuto bloccata una bronchite nel 2011; ero lì, ferma, in una fase di ricerca di un nuovo progetto dopo anni di teatro, e guardandomi intorno ho visto i miei libri, che erano tutto quello che avevo a disposizione, insieme alla mia capacità di leggere; e poi mi sono ricordata della mia bicicletta! Nasce così il progetto: con quello che so, con quello che ho, con qualcosa che posso modificare a seconda dei casi.

Come reagiscono le persone quando la incontrano? Qualche episodio bizzarro?
Reagiscono con curiosità, anche se dipende dal posto. Se sono in strada, non annunciata, per lo più è curiosità, e la frase più sentita è “bella idea”! In chi partecipa spesso c’è emozione e sorpresa. Ad esempio, al Festival della Letteratura di Mantova, una ragazza ha scelto un bigliettino con una parola e poi parlando con lei ho deciso di leggerle una poesia; il giorno dopo, senza saperlo, è venuto anche il fidanzato, che tra tutti quei biglietti ne ha scelto uno che riportava alla stessa poesia della fidanzata! Erano emozionati, parlavano di magia, ma in realtà la magia non è mia…
Quelli che mi fanno impazzire sono i bambini in gita: mi vedono, ai loro occhi sono strana, e allora cominciano a prendersi in giro a vicenda finché alla fine uno decide di partecipare; e a quel punto fanno la fila, pagano! Ecco perché amo lavorare in strada, raggiungo un pubblico che altrimenti non raggiungerei.

Come sceglie i libri?
Dipende da dove vado a lavorare, anche a seconda della strada, del punto della strada, scelgo una libreria più eterogenea possibile per incontrare la sensibilità di più persone. Poi agli eventi particolari ricevo la richiesta di esplorare un tema; a Festivaletteratura, ad esempio, dovevo scegliere tra i libri di alcuni autori presenti. Adatto sempre il contenuto della mia valigia alla situazione.

Parlando di situazioni ed eventi, “Lector in fabula”, “Giardino che parla”, “Letto a puntino” sono solo alcuni dei nomi di vari progetti… Come crea le idee che porta avanti?
Quello della Lettrice vis à vis è un progetto flessibile, che si adatta al luogo, alle persone, al momento. Il “Lector in Fabula” è un progetto in cui si ricrea un’intimità, come quella trascorsa col genitore ad esempio, attraverso il lettore, in situazioni private, o in classe con piccoli gruppi di alunni. “Letto a Puntino” è la pagina “cucinata sul momento” insieme alla persona che sta cenando, c’è una “cottura” sul momento, perché l’ascoltatore sceglie, e io leggo accanto a lui.
“Il Giardino che Parla” è un modo di lavorare site-specific, un lavoro che tiene conto dello spazio in cui ci si trova traendone le informazioni possibili per contenuti diversi.

Perché leggere ad alta voce per un’esperienza vis à vis, personalizzata?
Non sarebbe più logico pensare a una lettura silenziosa, meno teatrale? Sul leggere ad alta voce c’è uno scrittore che racconta di leggere sempre ad alta voce, perché ogni libro lo rimanda a una conversazione, ed è normale che in quel caso si sentano rumori.
Perciò la cosa strana è considerare il leggere ad alta voce una stranezza!
Io non scelgo solo la pagina adatta, ma adatto la voce, l’interpretazione; se non lo facessi perderei la possibilità di una conversazione, anche se le parole non sono più le mie, ma è mia solo la voce. La lettura condivisa, in più, è diversa da quella collettiva, che ha un altro valore; la lettura condivisa è una relazione, è uno scambio, perché, mentre dai, ricevi continuamente.
Leggere ad alta voce è una cosa che faccio anche per me stessa: ogni scrittura ha un ritmo e una voce diversa, ogni lingua è diversa, è una buona tattica terapeutica. Altro che yoga! (ride)

Come si concilia questa vita artistica con la vita di tutti i giorni?
Malissimo! Sempre di corsa, in ritardo, costringo gli altri ad aspettarmi perché sono impegnata in altro. È un lavoro sempre in progress… la parte di progettazione rispetto a quella lavorativa è enorme. E non è neanche paragonabile la remunerazione. In più è difficile anche spiegarlo alle persone quando mi presento che non è solo leggere quello che faccio.

Il libro che ha letto di più? Che si addice a più persone?
La pagina che mi capita più spesso di leggere nel catalogo di strada è una pagina da ß di Galeano, perché ha sorpresa, movimento, speranze, prospettiva, che è ciò che tutti chiedono, anche se apparentemente cercano altro. Tutti si alzano con un altro sguardo, diversi da prima. È una pagina che leggo spesso anche a me stessa.
Il libro che vorrebbe sentirsi leggere ad alta voce? Quello che non ho ancora letto, e che qualcuno mi conosca e scelga apposta per me perché sa che è per me. Lo spero proprio. Magari cambia da momento a momento, chissà... Anzi lanciamo un appello pubblico! Un contest, perché no?!
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