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Di Chiara Colasanti
I Ragazzi Madre di Lauro

14 brani in un disco dalla doppia vocazione per il giovane rapper romano

Come ti descriveresti a qualcuno che ancora non ti conosce? Questa è una bella domanda! Ho iniziato con una tendenza mega street, ovviamente quella dimensione mi rispecchiava, ma la musica è un’altra cosa. Cercavamo di raggiungere un livello superiore in ogni disco e quindi mi sono allontanato dal punto di partenza. Per quanto riguarda il mio rapporto con la musica sono un maniaco pignolo, un pazzo perfezionista; per il lato più strettamente musicale invece c’è stata una ricerca del suono e un’evoluzione dello stesso: ognuno, in ogni cosa che fa, cerca di dare sempre il massimo e di ottenere qualcosa di più, alzare l’asticella anche rispetto a quello che c’è in giro!
Come è nato Ragazzi Madre? In Ragazzi Madre convivono due anime: quella d’impatto, che capisci non appena guardi la copertina, con le “storie” in pancia, e poi quello più profondo, più strettamente sociale, quello legato al concetto di “ragazza madre”. La ragazza madre è costretta a crescere un figlio da sola: vieni proiettato subito in quello scenario di solitudine e impegno, quell’esigenza di dovercela fare non solo per te, ma anche per qualcun altro che dipende da te. Racconto situazioni difficili, come ragazzi scappati di casa, con responsabilità enormi sulle spalle: in Ragazzi Madre, quindi, convivono l’anima più “street”, più reale, più esplicita e quella più sociale, più impegnata e più impegnativa.
Qual è la funzione principale della musica, per te? Io uso la musica per raccontare esperienze che ho vissuto in prima persona, che vedo accadermi intorno. Se qualcuno poi si sente vicino a tutto ciò, il messaggio lo trova lui all’interno della canzone. Come un pittore dipinge diverse gradazioni di colore, così un cantante avrà le sue sfumature musicali: ognuno poi trova la sua morale all’interno di ogni cosa. Ci sarà il pezzo più ironico che serve a farsi due risate, poi ci sarà quello più coinvolgente in cui qualcuno può ritrovare se stesso e riuscire a dare parole e senso a esperienze già vissute.

 

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