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Di Chiara Colasanti
Manager musicali, si può

A tu per tu con Paolo Petrocelli, insegnante al Master of Music della Luiss, ma non solo…

Hai 32 anni e vivi per la musica, ma quali sono nello specifico i ruoli che ricopri adesso? 

Sono Presidente del Comitato Giovani Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO; Presidente di EMMA for Peace (Euro-Mediterranean Music Academy); Membro del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia; Direttore Sviluppo della Fondazione dell’Accademia Musicale Chigiana; Assistente al Sovrintendente per lo Sviluppo Internazionale della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma e Professore al Master of Music, Luiss Roma. 

 

Com’è la tua giornata tipo, se esiste?

Cerco di vivere ogni singola giornata con grande intensità. L’obiettivo è quello di migliorarsi sempre, esperienza dopo esperienza, come uomo e come professionista. Seguo regole molto semplici: non sprecare tempo, non cadere nella routine quotidiana, non ritrovarsi in situazioni e con persone con cui non mi sento a mio agio. 

 

Come descriveresti l’esperienza da docente alla LUISS?

È sempre emozionante e stimolante confrontarsi con giovani che hanno scelto d’impegnarsi per riuscire a costruire la propria carriera professionale in campo musicale. Mi raccontano di sogni, desideri, speranze. Sono piuttosto confusi, scoraggiati, preoccupati. Sanno che non è un percorso facile quello che hanno intrapreso. Dicono che in Italia non è semplice. Come dargli torto. E allora mi chiedo: qual è il mio compito? Come posso io aiutare loro, almeno in piccola parte, a realizzare i loro progetti di vita? Al di là di supportarli nell’acquisire determinate nozioni e sviluppare specifiche competenze, cosa è davvero prioritario fare? Sono cinque anni che scelgo sempre la stessa risposta: il mio dovere è scuoterli il più possibile. (Ri)svegliarli emotivamente, intellettualmente, mi viene da dire “spiritualmente”. In fin dei conti, non mi sento di dover insegnare proprio niente a nessuno. Quello però che mi sento di poter fare, è trasmettere loro almeno un po’ di quell’entusiasmo, quella passione, quel coraggio che alimenta le mie giornate. Perché quando i giovani italiani intraprendono il loro percorso di vita con intensità, slancio, fiducia beh, mi dispiace per i miei tanti amici e colleghi stranieri, ma non ce n’è davvero per nessuno! Ecco, l’idea di aiutare in piccola, piccolissima parte a formare giovani italiani così, mi riempie di grande soddisfazione e speranza.

 

Quali sono le figure professionali che il tuo corso aiuta a formare?

Il Master ha come scopo quello di formare giovani professionisti nel campo del management musicale, della produzione artistica, della comunicazione, marketing, ufficio stampa. 

 

C’è qualcosa che ti sentiresti di consigliare in generale a chi non è molto sicuro del percorso da intraprendere tra corsi di studio sempre più variegati e particolari? 

Siate onesti con voi stessi nel capire quali sono le vostre capacità e qualità migliori. Una volta che le avete messe a fuoco, seguite il vostro istinto, le vostre passioni. 

Non c’è niente di più stimolante che coltivare i propri sogni con disciplina e consapevolezza, giorno dopo giorno. La strada giusta da intraprendere, sarà sempre e solo quella che vi farà sentire felici già ancor prima di aver cominciato a percorrerla e per la quale sarete disposti a non smettere mai di camminare.

 
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