Di Arnold Koka
Se il mondo va turbato

Si apre il sipario sulla nuova stagione del teatro Stabile con “Minetti”, commedia di Bernhard che attraverso una rilessione sulla drammaturgia investe temi universali. Dal 13 ottobre al 1 novembre al Duse

Torna la collaudata coppia Marco Sciaccaluga, regista, ed Eros Pagni, protagonista, nel Minetti, commedia di Thomas Bernhard con cui inizia ufficialmente  la  stagione  dello  Stabile.  Non  è  un caso: l’opera è una riflessione sull’arte e sul teatro, senza rifugiarsi però in una dimensione di “privata” meditazione, come ci spiega lo stesso Sciaccaluga: «Al centro del testo c’è un attore, quindi è sì una riflessione sul teatro e sul suo senso, ma ha anche un carattere universale». Bernhard si è ispirato a uno dei maggiori attori tedeschi, Bernhard Minetti, che nella sua vita ha conseguito i più grandi successi. L’autore si è chiesto: cosa sarebbe successo se Minetti fosse stato un perdente anziché un vincente? Il carattere dell’attore viene quindi proiettato in una vita totalmente opposta a quella che ha effettivamente vissuto. Ed ecco perché dal teatro si passa al destino di ciascuno: a noi è andata così, ma il caso poteva riservarci una vita diversa. La questione teatrale si espande quindi in una riflessione esistenziale, che necessita però di adattarsi alla nostra contemporaneità, piuttosto diversa rispetto all’epoca in cui Minetti è stata scritta: «Nella nostra epoca la funzione dell’arte è messa in discussione - spiega il regista - e Minetti è un vero e proprio grido di guerra contro la superficialità del mondo. C’è una battuta che recita: “Il mondo vuole essere divertito, invece va turbato”. Oggi abbiamo attorno a noi solo un meccanismo per divertire, il mondo del consumo: se un personaggio come Minetti avesse fatto una passeggiata per un centro commerciale sarebbe stato ancora più convinto del suo pensiero. Certamente il testo va visto con gli occhi di oggi, ma come dico sempre i grandi classici sono profetici, guardano al futuro del mondo, mai al loro presente».

E guardando al futuro si rivolge, idealmente, anche a noi ragazzi, che spesso viviamo il teatro in maniera inappropriata, o perché non lo viviamo affatto o perché è relegato entro i confini di un’iniziativa scolastica che ci consente di perdere qualche ora di lezione. Ma Sciaccaluga è ottimista in proposito: «Per i giovani il teatro può essere un’esperienza “trasgressiva” rispetto alla quotidianità. Certo deve essere un teatro di qualità, ben fatto e di attori veri. Ad ogni rappresentazione mi accorgo che per i giovani il teatro non è un mondo arcaico e distante, ma un mondo in cui possono riconoscersi. Entrano in una dimensione diversa, il che è un bene. Proprio perché diversa - aggiunge - mantiene la sua forza. Nella propria diversità il teatro trova la sua stessa vita».

A fare la differenza, però, è anche la professionalità di chi ci lavora. Per rispondere alle necessità di sicurezza e fiducia c’è Eros Pagni, nel ruolo di Minetti, la cui affinità con Sciaccaluga ha di sicuro avuto una certa influenza sulla qualità del lavoro. A confermarlo è lo stesso regista: «La familiarità artistica è un sine qua non del teatro, necessaria, anche se non sufficiente, perché ogni volta bisogna rimettersi in discussione, “svitarsi gli occhi” e guardare con gli occhi di un altro». D’altronde è questo il teatro, e questo è Minetti. Guardare, guardarsi, e riflettere.

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