Di Camilla Gaggero
Il nome della discordia

Dal 21 novembre al 6 dicembre in scena allo Stabile di Genova “Le prénom”, superba commedia di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière che prende in giro i cliché borghesi con ricercata ironia

Immaginate una cena in famiglia. Vostra zia vi dice che aspetta un bambino. Tutti felici, finché non le si chiede se ha già pensato a come chiamarlo. Sì, perché anche da un nome può scaturire un grande litigio. Come è possibile direte voi? Possibilissimo, se gli invitati a cena sono esponenti di una borghesia di sinistra e il nome in questione è “Adolf”. Da questo ironico spunto parte lo spettacolo teatrale Le prénom, famoso in Italia per il fortunato riadattamento cinematografico di Francesca Archibugi Il nome del figlio, ora in scena al teatro Stabile di Genova in una versione fedele all’originale.

Spiega il regista Antonio Zavatteri: «Non ho voluto vedere il film della Archibugi per non esserne troppo influenzato. Rispetto al film, noi abbiamo voluto fare un ritorno alle origini, ci siamo tenuti fedeli al testo senza italianizzarlo. Certo, la società borghese francese raccontata nello spettacolo non è poi così distante dalla nostra, è forse un po’ ricercata, intellettuale, ma è una borghesia che esiste anche qui». Nella storia, cinque esponenti di questo mondo colto si ritrovano insieme a cena: uno dei commensali dichiara che sta per diventare padre e, con un gioco di provocazione, annuncia agli altri il nome con cui intende chiamare suo figlio: un nome dichiaratamente di destra, in un contesto spiccatamente di sinistra. Questa la miccia che fa accendere uno scontro violento e a tratti feroce fra i protagonisti, che criticano le scelte personali e i valori di ciascuno. «Anche se oggi la maggior parte delle persone ha una grossa disaffezione alla politica, il tipo di borghesia descritto  nel testo ha come caratteristica distintiva proprio quella di avere grosse passioni politiche e ideologiche».

E dalla politica si passa però a un piano del tutto personale: gli amici, proprio perché si conoscono profondamente, sono capaci di offendersi reciprocamente, toccando punti deboli, nodi insoluti, difetti. Il risultato è esplosivo e può accadere anche nella vita reale. «La convivenza, i nuclei ristretti, facilitano questo tipo di tensioni. Inoltre dato che spesso la comunicazione ordinaria non comprende la chiarezza, le incomprensioni si sotterrano e poi trovano il modo di esplodere con più violenza tutte insieme». Magari in una cena, a Natale, come tanti film e libri raccontano: lo scontro fra parenti o amici in occasione di una ricorrenza è diventato un vero e proprio topos, cavalcato anche in questo spettacolo. Che, come in ogni commedia, trova però la sua risoluzione. «Durante l’azione drammatica i contrasti si superano e le ferite si rimarginano, perché lo richiede la struttura della commedia, che non può essere irrisolta.

Ecco perché gli autori hanno inserito un prologo per dire che tutto torna alla normalità. Nel caso specifico, la nascita del famoso figlio – altro grande archetipo letterario – costituisce lo scioglimento». Come qualcuno di voi avrà visto nel film, anche in questo caso la scena è unica, e si svolge tutta all’interno della casa di uno dei protagonisti. Ma la brillantezza del testo e la bravura degli attori sicuramente non vi annoierà. «Quando ho deciso di portare in scena questa commedia e ho cominciato ad approfondirla, mi sono reso conto di quanto fosse un testo scritto in un modo superbo, uno spettacolo che dimostra una profonda conoscenza dei meccanismi sia teatrali che umani. E poi ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo di attori particolarmente ispirati, che recitano un materiale da commedia in un modo non marcatamente da commedia. Questo aumenterà sicuramente il divertimento».

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