La bellezza è tutto?
La diversità come valore utilizzato nella moda
Melissa Macrì | 23 March 2021

Ancora oggi è presente una chiusura mentale sul concetto di bellezza, ma per fortuna sta diminuendo, grazie allo sviluppo di un pensiero inclusivo riguardo tale concezione, che sta spopolando anche nella moda. Questo principio estetico  nel tempo si è evoluto, soprattutto per la donna, infatti il prototipo della bellezza femminile è diverso per ogni epoca e luogo; mentre quello maschile è rimasto identico, se non per qualche sfumatura.

L'evoluzione nella moda 

L’ideale del bello, d’altronde, è sempre stato un modello assoluto da rispettare e cercare di raggiungere, nonostante nessuno arrivasse mai alla perfezione. Inoltre era una caratteristica che portava, e porta ancor oggi, dei vantaggi nella società. Ad esempio nella moda, ideata appunto per l’individuo  “perfetto”,  le agenzie hanno sempre assunto, fino un decennio fa, modelle che rispettavano i canoni standard: magra e slanciata.Tuttavia tra il 2010-2011 la situazione iniziò a stravolgersi, poiché molte donne oversize crearono su internet il movimento del Body positivity, il quale spopolò. Questo ha lo scopo di combattere il Body shaming, ovvero combattere la discriminazione sulle persone per il loro aspetto fisico, divulgando messaggi positivi a chi non rientra nei canoni pre-definiti. Inoltre nel 2014 è stata fondata la campagna BeReal, ispirata dall’iniziativa online, ma operando in via più ufficiale per sdoganare il prototipo di bellezza perfetto.  Poi nel 2016 BeReal insieme ad altri brand crea il progetto Body Image Pledge, per modificare i messaggi pubblicitari, ossia ottenere diverse tipologie di modelle, con caratteristiche contraddistinte. Quindi di ampliare la scelta con persone aventi un’estetica differente da quella “ideale”.

Da Vogue a Ashley Graham

Ad oggi la situazione è migliorata maggiormente, soprattutto grazie ad alcuni marchi.  Uno è Vogue, sensibile alla tematica dell’anoressia perché non concepiva il motivo per cui molte modelle erano costrette ad una dieta troppo restrittiva, che causava loro disturbi alimentari. Pertanto decise di far posare Sophie Dahl in una rivista, nonostante non rispecchiasse il prototipo prestabilito. Successivamente nel 2011 riprese altre tre ragazze curvy in una cover story col titolo “Belle Vere”. La vera svolta del mondo curvy, però,  giunge nel 2015 con Ashley Graham, che rompe gli stereotipi con il magazine Sports Illustrated, diventando una delle modelle più famose finora. Perciò partendo dal 2000 con basse richieste di bellezze distinte, ora è presente un aumento di incarichi per le persone oversize, ma anche di altre aventi una fisionomia particolare, dettata da patologie o altro.

I casi Gucci e Ellie Goldstein

Alcuni esempi di quest’ultimo caso è Gucci che, nella Milano Fashion Week dell’anno scorso, ha preso persone con caratteristiche peculiari come Armine Harutyunyan, la quale è stata criticata negativamente per i suoi lineamenti armeni, a causa di una fake news inventa e circolata sul web, ovvero che lei fosse una delle 100 modelle più sexy al mondo. Per fortuna alcuni hanno avuto la sensibilità di non esporre  giudizi così spregevoli, anche perché lo scopo del brand era quello di promuovere il body positivity. Un altro esempio è quello di Ellie Goldstein, una ragazza con la sindrome di down, che ha sempre voluto diventare una modella e che da qualche anno ha realizzato il suo sogno, partecipando ad alcune campagne come Nike e Vodafone. Ha partecipato anche ad una pubblicità di beauty, dedicata al lancio di un mascara, apparendo così sulla rivista di Vogue Italia. Ora invece è testimonial di Gucci, che voleva creare un’iniziativa d’inclusione, tuttavia non sono mancate critiche sulla scelta e inoltre sono stati accusati di esibizionismo. In realtà Gucci non ha mai presentato la modella esaltandone la malattia, proprio perché non voleva aumentare audience e perché significherebbe identificarla con una patologia e non come un essere umano.

La bellezza maschile

Per quanto riguarda la bellezza maschile invece, come ho accennato prima, è rimasta molto simile, ma negli ultimi anni si sta cercando di abbattere questa mascolinità tossica. Infatti Gucci nelle passerelle di Milano ha fatto sfilare ragazzi con abiti infantili, poco virili, per abbattere sostanzialmente un altro taboo. Ci sono altri marchi che stanno progredendo in questa via e personaggi famosi che si imbattono per diffondere il messaggio, per esempio Harry Styles, volendo citare un personaggio di fama internazionale, oppure Achille Lauro, cantante famoso in Italia.

Nessuno è perfetto

Nessuno è perfetto, per fortuna! Altrimenti saremmo tutti identici, senza qualcosa che ci contraddistingue e ci rende unici, quindi in un mondo piatto, incolore ed inespressivo. Perciò la bellezza sta nell’unicità e particolarità, non nella perfezione. Purtroppo non tutti ancora l’hanno compreso, perché non riescono ad accettare i cambiamenti, ma per migliorare bisogna evolversi, non si può rimanere ancorati ad una mentalità preistorica.

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