Attualità
La pandemia degli adolescenti: il 17% pensa al suicidio
L’inchiesta promossa dall'Unità di Ricerca sul Trauma dell’Università Cattolica di Milano e dalla fondazione Soleterre ci racconta una realtà drammatica
Carola Mussi | 24 gennaio 2022

La pandemia da Covid-19 sta causando diversi problemi psicologici alle persone che la stanno vivendo: quelli ad essere più colpiti in maniera negativa sono i giovani. Vediamo insieme i numeri di questa vera e propria piaga della società.

I numeri

L’inchiesta è stata promossa dall'Unità di Ricerca sul Trauma dell’Università Cattolica di Milano e dalla fondazione Soleterre. Quest’ultima è un’organizzazione dell’ONU che permette il riconoscimento e l’applicazione del Diritto alla Salute fornendo cure e assistenza medica a chiunque ne avesse bisogno. La fondazione, in periodo Covid, si preoccupa di aiutare le persone psicologicamente più deboli, lavora inoltre per prevenire e contenere gli eventuali effetti negativi che possono nascere dalla situazione attraverso una Rete Nazionale presente in 15 regioni. Finora sono state aiutate più di 1500 persone. Per l’indagine sono stati scelti 150 adolescenti tra i 14 e i 19 anni e ne è emerso che il 17,3% di questi vorrebbe suicidarsi o farsi del male (il 2% quasi tutti giorni e il 15,3% più della metà dei giorni). È stato chiesto ai ragazzi di esternare i loro sentimenti, di far capire come si sentono in questo periodo difficile. Le interviste e l’elaborazione dei dati sono state effettuate sia dall’Università Cattolica di Milano che dall’EMG Different, ente di ricerca quantitativa e qualitativa. Andiamo a riportare e ad analizzare i dati che emergono dall’inchiesta. Il 40,7% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di non capire il senso dei sentimenti che prova, il 34% non riesce a controllarsi quando è in momenti di rabbia e il 50% se la prende con se stesso quando c’è qualcosa che non va.  Attraverso questi dati possiamo notare come la pandemia in questi anni sta giocando un ruolo importante nella vita delle persone rendendole inconsapevoli di se stesse e facilmente irascibili. Continuando, molti adolescenti affermano che il trauma da pandemia è diventato parte della loro persona e li sta pian piano consumando, il 64% del campione ritiene che senza il virus, non sarebbe la persona che è oggi, il 36% si sente triste e scoraggiato, il 34,7% trova difficoltà nell’addormentarsi, infine il 12% non si sente in forma. Il Covid-19 dunque non ha solo provocato delle conseguenze a livello psicologico, ma anche fisico come possiamo vedere dai dati qui sopra riportati.

Un'analisi

Ciò che colpisce è che molti giovani siano letteralmente destabilizzati dalla situazione tanto da non riuscire a capire l’essenza delle loro emozioni. Lo psicoterapeuta e presidente di Soleterre Damiano Rizzi ha parlato dell’obiettivo che l’Italia dovrebbe raggiungere : «Credo vi sia, nel nostro Paese un'urgenza che viene prima di tutte le altre: prenderci cura della salute mentale dei bambini e degli adolescenti sviluppando linee guida cliniche per alleviare gli effetti negativi della pandemia Covid-19 attraverso strategie di salute pubblica. Non possiamo ritenere il dolore psichico un problema legato solo a una specifica fascia d'età, ma è il problema di un Paese intero: se il 17,3% dei giovani dai 14 ai 19 anni ha pensato 'quasi ogni giorno' e 'più della metà dei giorni' che, in relazione al proprio stato d'animo attuale, sarebbe meglio morire o farsi del male a causa del dolore che la vita provoca, stiamo parlando, in valori assoluti, di oltre 490 mila individui in potenziale pericolo e che necessitano di assistenza psicologica immediata per scongiurare esiti peggiori». Anche lo psichiatra e psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet si è espresso riguardo la situazione dicendo che non tutti si stanno accorgendo dei danni gravi che la pandemia sta provocando a molti adolescenti e gli è sembrato che la loro crescita sia rallentata o addirittura interrotta dal contesto in cui viviamo. I giovani sono più che altro rimasti traumatizzati dalle restrizioni che sono state adottate per tenere i cittadini al sicuro, soprattutto in periodo di lock down. Anche il contatto non completo con compagni di classe e professori ha inciso, così come il vivere tutto il giorno a stretto contatto con una famiglia che sta affrontando una crisi socio-economica pesante.

In conclusione, è interessante come moltissimi enti e associazioni si stiano muovendo per offrire un supporto psicologico alle persone che vogliono usufruirne. La questione psicologica da Covid non è fortunatamente passata inosservata e tanti stanno traendo un vantaggio grazie all’aiuto di psicologi e psichiatri. Questi enti e psicologi stanno facendo di tutto per salvare i giovani da questa condizione disastrosa mettendo in campo tutte le loro risorse e conoscenze!

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