Diamo credito all?università
Chissà quante domande frullano in testa alle aspiranti matricole. Sara e Margherita del liceo Cassini di Genova ne hanno posta qualcuna alla professoressa Marilena Carnasciali, delegata dell?ateneo genovese per l?orientamento
Redazione | 27 April 2013
Sara: Come cambia l?approccio allo studio passando dal liceo all?università? Lo studio universitario non può basarsi solo sulla memorizzazione: bisogna avere senso critico, capacità di concentrazione e, naturalmente, voglia di applicarsi. Comporterà un po? di fatica, ma la soddisfazione finale può premiare. Oggi a scuola, almeno in alcuni casi, si dà molta importanza alla conoscenza di molte nozioni, ma penso sia più importante approfondire meglio un minor numero di argomenti e sottolineare di più la necessità di sviluppare senso critico e capacità di ragionamento.
Margherita: Come funzionano i crediti all?università? Quando fate a scuola delle attività, essa vi premia con dei crediti. All?università, invece, il credito è un?unità di misura, serve per capire quanto sia ?pesante? un corso. Un credito vuol dire che lo studente deve passare 25 ore su quell?argomento: una parte di queste dovrà dedicarle allo studio, mentre un?altra parte a lezioni frontali, attività di laboratorio, esercitazioni? Quindi, ad esempio, un corso da 5 crediti richiederà 125 ore complessive, di cui circa 40 di lezioni frontali.
Sara: I crediti formativi misurano anche le altre attività formative. Di cosa si tratta? Possono essere a volte attività seminariali, altre volte approfondimenti, laboratori naturalistici? Sono un?opportunità per dedicare del tempo, in modo anche più libero, a quello che si vuole studiare, perché è lo studente che sceglie queste attività. E a volte, anche attraverso queste, è possibile avere un primo contatto col mondo del lavoro. A questo proposito, vorrei ricordare che in ateneo esiste tutto un servizio di orientamento con un settore, lo Sportello lavoro, che aiuta nella prima introduzione nel mondo del lavoro, come portare la laurea in azienda, organizzare tirocini?
Margherita: Bisogna scegliere soprattutto col cuore o con la razionalità?
Io dico sempre che l?importante è avere una consapevolezza. Posso decidere di andare all?università per una questione di cultura e allora posso studiare qualsiasi cosa; se invece, come accade di solito, lo faccio pensando al futuro, allora si deve valutare la richiesta del mondo del lavoro, coscienti comunque del fatto che in 3-5 anni la situazione potrebbe anche cambiare. Nell?ambito di questa scelta comunque va selezionato qualcosa che effettivamente gratifichi, che dia lo stimolo per studiare.
Sara: Cosa cambia dal punto di vista lavorativo tra prendere una laurea ?semplice? e arrivare ad una laurea magistrale? Ricordo che la laurea dura tre anni, mentre quella magistrale ne richiede altri due. L?opportunità di lavorare dopo soli tre anni in alcuni casi è concreta, forse anche più di quanto non si creda, ma il mio consiglio è di partire con un programma di cinque anni, che possono dare una maggiore preparazione. Poi suggerisco di visionare sul sito di Almalaurea l?indagine che monitora la situazione lavorativa ad uno, tre e cinque anni dopo la laurea.
Margherita: È facile cambiare facoltà? Non è certo impossibile; si può fare, ma è meglio che accada il prima possibile. Noi abbiamo un servizio di counseling in ateneo che aiuta lo studente a comprendere se le difficoltà siano temporanee o se la scelta sia stata in effetti sbagliata. Ma non abbandonate, a meno che non ci siano grossi problemi; cercate invece di trovare la strada giusta.
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