Attualità
FOCUS. NEL CUORE DELLA RIFORMA
Fare economia al classico? Ora si può
Tra le proposte della Buona scuola il curriculum dello studente, che apre la strada alle materie opzionali. Ne abbiamo parlato con Francesca Puglisi, senatrice e responsabile scuola del Partito Democratico
Redazione | 22 aprile 2015

Con il Cv dello studente si affi da ai ragazzi un certo livello di autonomia: come funzionerà?
La Buona scuola vuole dare ad ogni istituto un organico di insegnanti stabile. Questa stabilità permetterà di organizzare al meglio la didattica con un unico obiettivo: portare gli studenti al loro successo formativo e scolastico. In questo senso si inserisce la proposta del Cv dello studente: al nucleo di discipline obbligatorie caratterizzanti ciascun percorso di studio si vuole aggiungere negli ultimi anni di corso la possibilità di seguire discipline opzionali. Gli studenti in questo modo potranno iniziare ad assecondare i propri talenti e le proprie vocazioni: se un ragazzo che frequenta il liceo classico vuole fare il medico, potrà aggiungere al suo curriculum insegnamenti di biologia e fisica per prepararsi meglio all’ingresso alla facoltà di Medicina.
L’integrazione delle materie opzionali andrà a sommarsi al monte ore previsto dal corso di studi?
Con questa riforma le indicazioni nazionali e i quadri orari dovranno essere rivisti dal ministro – pensiamo ad esempio al potenziamento della storia dell’arte. Il punto di partenza è l’organico stabile che ciascuna scuola potrà organizzare: sulla base di questo verranno modifi cate le linee di indirizzo.
Leggendo i punti chiave della riforma ci è sembrato che si parlasse troppo di insegnanti e poco di noi studenti: cosa risponde?
No. Direi che è vero il contrario. La Buona scuola è pensata per migliorare l’offerta formativa degli studenti, proponendo loro una rivoluzione. Per la prima volta chiediamo esplicitamente alle scuole di organizzare l’attività didattica, ritagliandola sui bisogni dei ragazzi.
La riforma si innesta sul riordino degli istituti superiori firmato Gelmini: esistono ancora scuole di serie a e di serie b?
La riforma Gelmini ha avuto il grosso limite di tagliare l’offerta formativa e la possibilità della didattica laboratoriale. Con la Buona scuola noi facciamo un’operazione opposta: crediamo nella potenza dell’istruzione e di tutti i diversi indirizzi di studio. I tecnici e i professionali vanno rilanciati: non dimentichiamoci che siamo stati un grande Paese industriale. In questo senso va anche il potenziamento dell’offerta degli ITS come formazione qualificata alternativa all’università. Viceversa, crediamo nell’inserimento dell’alternanza scuola-lavoro anche in percorsi più tradizionali come il liceo classico.
Un’altra proposta di quella riforma, poi di fatto inattuata, era l’insegnamento in lingua straniera di una materia non linguistica. La Buona scuola cosa prevede in merito?
Non si è investito abbastanza sulla formazione linguistica degli insegnanti, per cui l’obiettivo di migliorare quella dei nostri ragazzi è rimasto lettera morta. Noi provvederemo prima di tutto a – come ha detto il ministro Giannini – alzare l’asticella della conoscenza di lingue straniere da parte dei docenti nei prossimi concorsi; poi si tornerà ad investire nella formazione in servizio, uno strumento preziosissimo.
Qual è la scuola buona?
Quella che garantisce a tutti gli studenti e le studentesse pari opportunità di apprendimento e che permette di trovare a scuola la strada per la propria vita. l’Italia ha una grandissima forza nel suo capitale umano: dobbiamo tornare a intervenire sulla qualità dell’istruzione, perché sono i giovani che già oggi determinano il futuro del nostro Paese.

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