Attualità
Il girone dei nativi digitali
Demonizzare l’uso dello smartphone è facile, Dante oggi forse avrebbe creato un girone apposta per gli ossessionati dal telefono, ma è davvero solo un male o si può lavorare su un’educazione digitale?
Elisabetta Di Terlizzi | 16 ottobre 2017

Di recente, Jean M. Twenge, psicologa americana e docente di psicologia all’Università di San Diego, ha condotto una ricerca sulla IGen. Meglio conosciuta come generazione dei nativi digitali, essa accomuna i bambini e i giovani di età compresa tra i 5 e i 22 anni che, sin dalla più tenera età, sono a contatto con la tecnologia. Da questo studio è emerso che tutti coloro che appartengono alle fasce interessate sono, in un certo senso, meno felici. Tale affermazione deriverebbe dal numero crescente di relazioni virtuali piuttosto che di vere e proprie attività sociali. Però, non finisce qua. La Twenge, infatti, ha sottolineato tanti altri aspetti dannosi, dovuti all’uso, talvolta eccessivo, di smartphone e altri dispositivi simili. Tra questi, la mutata visione del mondo, da parte dei ragazzi, le esperienze diverse rispetto alle generazioni precedenti, disturbi depressivi, meno ribellione e maggiore tolleranza. Senza dubbio, si tratta di dati corretti, ma allo stesso tempo estremamente negativi e allarmanti, tanto da essere criticati dalla psicologa Sarah Rose Cavanagh. In effetti, è innegabile che lo studio effettuato demonizzi un po’ troppo degli strumenti tecnologici che, se usati adeguatamente, non solo dagli adolescenti, ma anche dagli adulti, possono rivelarsi particolarmente utili. Basti pensare alla semplice fotocamera o alle varie app di messaggistica istantanea, senza dimenticare i tanti contatti memorizzati in rubrica. Certo, è di sicuro vero che spesso si abusa, però chissà quante volte in casi di emergenza o di rapida comunicazione non è stato difficile rintracciare persone o immortalare momenti.

Alle più semplici applicazioni si accompagnano quelle dei navigatori satellitari che, proprio per andare incontro alle esigenze degli utenti, spesso funzionano anche nella quasi totale assenza di Internet. Per non parlare dei siti di car sharing, che aiutano chiunque ne abbia bisogno a trovare l’auto o i distributori di benzina più vicini; e-commerce, come e-Bay, che offre sicurezza per l’acquisto dei prodotti e varie possibilità sia per il pagamento che per l’eventuale cambio della merce. Da non trascurare, anche le piattaforme e-learning, funzionali all’apprendimento tramite web e i siti di viaggio, pratici e veloci nelle ricerche di voli, hotel e molto altro. Probabilmente, però, la vera rivoluzione è quella in ambito professionale, grazie allo smart working o lavoro agile. In questo caso, si parla della possibilità di lavorare sia in modo tradizionale che fuori dall’azienda o dall’ufficio, stando magari a casa. Ciò comporta notevoli vantaggi soprattutto per le donne che, spesso vedono convergere insieme le varie attività domestiche con la carriera. Grazie alla tecnologia, invece, sarebbe in buona parte contemplato l’articolo 37 della Costituzione Italiana, che riguarda la possibilità per le donne di avere un’occupazione che consenta loro l’adempimento delle mansioni familiari. In questo ambito, inoltre, per garantire maggiore affidabilità, sarebbe vantaggiosa la PEC. Questa sigla sta per posta elettronica certificata e assicura la provenienza e l’integrità del messaggio, affinché non venga modificato nel corso dell’operazione di invio. Il tutto, infatti, avviene con il controllo della firma e con una ricevuta che garantisce al mittente l’arrivo della e-mail al destinatario.

Sul fronte digitale, ci sono novità anche in ambito scolastico. Il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, infatti, ha dichiarato di essere favorevole all’uso dello smartphone a scuola. A stabilire le linee guida di questo progetto, ci penserà una commissione ministeriale e il tutto avverrà, naturalmente, con la guida e la tutela dei docenti.

Queste, insomma, sono alcune delle numerose agevolazioni che il mondo virtuale offre. Altrettanto vero è che, per non rischiare di imbattersi nelle insidie del web, è necessario prestare molta attenzione. E ciò riguarda soprattutto gli adolescenti della IGen a cui bisognerebbe impartire una sorta di “educazione digitale”. E in questo caso potrebbe fare da mediatrice la scuola che, assolvendo da sempre la funzione di istituzione formativa ed educativa, aiuterebbe i giovani ad arricchirsi culturalmente, grazie alla consultazione di siti consigliati dagli insegnanti. Il messaggio, quindi, è quello di fare un uso corretto del progresso, offerto dalla tecnologia, evitando che esso sostituisca tutte le attività sociali, relazionali e culturali che, invece, deve solo incrementare.

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