Diciottenni al primo voto
Il 4 marzo i diciottenni andranno alle urne per la prima volta. L'indagine tra gli studenti dei licei friulani ed emiliani, a sorpresa, contraddice tutti i sondaggi sull'astensionismo dei giovani
Micol Ceretta | 1 febbraio 2018

"Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca. A scriverla saranno gli elettori e successivamente i partiti e il Parlamento”, così si è pronunciato il Capo di Stato durante il discorso di fine anno, lasciando trapelare un barlume di speranza e ripresa per tutto il popolo italiano. Il suo appello è rivolto ai ragazzi del ’99, i quali saranno chiamati al voto per la prima volta. A due mesi dalle elezioni, sul web, si possono già leggere i primi sondaggi, diversi dei quali si concentrano proprio sulla partecipazione e sull’effettivo interesse verso la politica da parte dei nuovi elettori. Ciò che emerge dalla maggior parte delle indagini è che i giovani italiani non sono intenzionati ad andare alle urne a marzo, in quanto sostengono di non provare fiducia nei confronti dei candidati.

Per capire meglio il punto di vista dei ragazzi ho scelto di chiedere direttamente a loro cosa ne pensano e ciò che è emerso va palesemente contro i sondaggi online: il 100% degli intervistati, infatti, ha affermato che il 4 marzo si recherà alle urne e non ricorrerà alla scheda bianca, bensì traccerà una crocetta indelebile e consapevole. “Il voto non è solo un diritto ma anche un dovere. La politica, troppo spesso criticata e snobbata, ci riguarda più da vicino di quanto si possa pensare”, parla così Gianluca Marianini, 5ª dell’IT A. Zanon; “penso che quelli che debbano votare siano proprio i giovani, le cose cambiano con noi, non con chi ha già dato, non so se mi spiego” aggiunge Michael Camino, 5ª dell’ITET di Brazzà. La totalità dei ragazzi intervistati ritiene che, in veste di cittadino italiano, si abbia il dovere e il diritto di far sentire la propria voce, riconoscendo nel voto la possibilità di poter cambiare la sorte del proprio Paese. “Non votare è sinonimo di disimpegno per la comunità e per noi stessi”, prosegue Daniel Stefanutto, 5ª dell’IT A. Zanon, “votare aiuta a migliorare il nostro domani, non votare ci fa rimanere fermi”.

Già da queste prime risposte emerge un reale interesse e un coinvolgimento concreto in quello che è il mondo della politica, tanto che tutti gli intervistati esprimono il desiderio di entrare in cabina elettorale con le conoscenze necessarie per esprimere una preferenza consapevole e ragionata. Internet sarà il mezzo di comunicazione e divulgazione più utilizzato per ottenere tutte le informazioni utili, definito “facile e veloce. Più preciso e rapido rispetto alla televisione” da Alessio de Gianni, 5ª dell’IPSEOA T. Guerra. In effetti la rete può risultare un mezzo molto valido per approfondire e ampliare le proprie conoscenze, in quanto garantisce all’utente numerose fonti da cui potersi documentare. Certo è che la quantità di notizie, negli ultimi anni, è diventata troppo ampia, con un notevole abuso di informazioni e una conseguente difficoltà da parte dei lettori nel comprendere e filtrare gli elementi messi a loro disposizione. “I programmi politici televisivi sono più da intrattenimento che informativi” sostiene Chiara Nobile, 4ª dell’ITET di Brazzà. In materia di politica, la televisione non sembra più riuscire ad assolvere
al proprio ruolo di principale mezzo di comunicazione, in quanto considerato luogo di polemiche accese finalizzate solo all’aumento degli ascolti e della visibilità del singolo. I ragazzi sono dell’idea che un normale elettore si possa trovare in difficoltà nel capire ciò che gli viene proposto dai politici.

Dalle interviste, inoltre, è affiorato un dato non del tutto positivo in merito alla posizione rivestita dalla scuola per quanto riguarda i chiarimenti ai propri studenti. Di fatto, la scuola sembra mantenere una posizione per lo più marginale, definita addirittura “ininfluente” e talvolta “disinteressata” alle questioni politiche. “La contemporaneità è una carenza molto profonda della scuola italiana e spesso discipline come Educazione Civica sono assenti, e questo è un gran male”, parla così Mario Salandra, 5ª del liceo scientifico Martin.

Per quanto riguarda la famiglia, molti ragazzi rivelano che faranno affidamento su genitori e parenti per fare chiarezza sui propri dubbi. La famiglia non rappresenta più un ostacolo, tant’è vero che i neo maggiorenni affermano che i propri familiari non impongono mai i propri ideali ma garantiscono ai ragazzi la totale libertà di scelta. Non del tutto omogeneo, invece, è il parere riguardo al voto di protesta. C’è chi, come Gianmarco Mores, non condivide l’idea della scheda bianca, ma comunque la ritiene “la scelta più adeguata per coloro che non riescono a identificare i propri ideali in nessun candidato politico”; o chi, come Benedetta Chiaruttini, 4ª dell’ITET di Brazzà, sostiene che “se si vuole cambiare qualcosa ci si deve fare portavoce attivo dell’idea proposta”. Il cambiamento che tutti si auspicano viene maggiormente associato ai volti giovani della politica, i quali sono riusciti a guadagnarsi la fiducia dei ragazzi grazie a idee innovative e al passo con i tempi. Veronica Meneguzzi afferma che “noi, per come siamo, ci fidiamo di più del parere del coetaneo” ed effettivamente questa è un’opinione condivisa da buona parte degli intervistati, come Fabio Maida, il quale sostiene che “i giovani siano il futuro del Paese”.

Non sempre, quindi, la “tradizione” è sinonimo di esperienza e i ragazzi si dimostrano consapevoli del fatto che la bravura di un politico non sia strettamente collegata all’età e alla carriera, ma ai princìpi e agli ideali perseguiti. Alessia Dalla Pozza afferma che “vedendo la situazione politica odierna, io darei la mia fiducia a un volto giovane. Con questo non intendo dire che l’esperienza non valga, anzi”. All’idea di essere chiamati ad esprimersi i ragazzi confessano di essere nervosi, in quanto vedono nel voto una grande responsabilità, ma soprattutto felici, perché finalmente potranno essere in prima linea per la costruzione del loro domani.

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