Orientarsi, il lavoro oltre la scuola
Proseguono le attività di Orientability, il progetto che combatte l’abbandono scolastico valorizzando le capacità di ciascun ragazzo. Ne parliamo con Serena Cecconi, ideatrice dell’iniziativa.
Redazione di Roma | 3 September 2020

In Italia, la scuola è stata una delle realtà più colpite dall’emergenza Covid-19. Tra le conseguenze, anche l’allarme drop-out, che si fa sempre più acuto. Qual è l’entità dell’abbandono scolastico nel nostro Paese?

Ad oggi, non penso sia possibile calcolare quanto l’emergenza Covid-19 abbia impattato sul drop-out, almeno non utilizzando i parametri dell’abbandono scolastico così come li abbiamo esaminati sviluppando Orientability. Certo è che, secondo i dati ISTAT pubblici relativi al biennio 2017-2019, la dispersione scolastica è pari a un giovane su quattro in età compresa tra i 15 e i 29 anni. L’ultimo rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) nel 2017 ha segnato, dopo anni di crescita, una flessione dell’indice per il dominio “Istruzione e formazione”. Tra l’altro risulta che l’abbandono sia maggiore nella popolazione maschile (circa il 20%) rispetto a quella femminile che non arriva al 14%.

Orientability nasce proprio con l’intento di arginare il problema dell’abbandono scolastico. Come si svolge il progetto?

Orientability è la declinazione di un modello di inclusione lavorativa dedicato alle persone con disabilità, soprattutto cognitiva, che è l’Ability Garden. Orientability dovrebbe rappresentare il momento in cui, al secondo anno della scuola superiore di primo grado, i ragazzi possano scegliere il percorso di studi che poi un domani li orienterà alla professione. Nel progetto è anche incluso un percorso per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado per approfondire le realtà lavorative affini alle capabilities emerse, sempre nell’ottica di favorire le opportunità e di consentire l’autorealizzazione della persona svantaggiata.

Orientability nasce quindi per facilitare la scelta formativa, ma anche per orientare sul futuro lavorativo?

Le famiglie cercano di comprendere quale percorso sia più adatto al proprio figlio, ma hanno ben chiare le difficoltà e i limiti. Le scuole e i singoli docenti con i quali condividiamo questo progetto lavoreranno con degli specialisti affinché si possano valorizzare le singole abilità. Il talento è qualcosa spesso sconosciuto a noi stessi. Far emergere le attitudini è un diritto che i nostri ragazzi, spesso, non hanno la possibilità di esercitare.

Com’è proseguito il progetto durante l’emergenza sanitaria e la chiusura delle scuole?

Eravamo appena partiti con il cronoprogramma di incontri con le scuole (l’Istituto Superiore Telesi@, capofila del progetto, l’Istituto Bosso Monti di Torino, l’IS Galileo Ferraris di Caserta e l’IC Pescara 4 di Pescara), quando il lockdown ha congelato le nostre vite. In quel periodo ci siamo dedicati soprattutto allo sviluppo della piattaforma digitale che ci supporterà nella gestione del progetto anche da remoto, grazie alla collaborazione di Mandragola Editrice, media partner del progetto.

Quali sono i prossimi appuntamenti?

Dalla seconda metà di settembre è iniziato il coordinamento e abbiamo lavorato con i docenti affinché loro possano trasferire in aula il programma ai ragazzi; avremo delle trasmissioni radiofoniche dove gli adolescenti potranno esprimersi e confrontarsi con i professionisti dei vari settori e un momento di approfondimento. Questo fino a che non potremo raggiungere fisicamente le scuole.

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