La voce dei muri
Viaggio nella street art, da Roma a Berlino
Margherita Gasparro | 9 March 2020

Camminando per le strade della nostra città o visitandone una nuova, quante volte ci è capitato di imbatterci in un graffito o in un murales? Siamo rimasti sorpresi. Non ci aspettavamo che in una grande metropoli affollata e caotica dove traffico e smog regnano ovunque, ci potesse essere - nascosta in periferia e talvolta anche nei quartieri centrali - un'opera così bella, particolare e anche divertente. Quella forma di Street art è stata un vero e proprio “colpo di scena” all’interno della nostra routine giornaliera.

L’arte di strada o arte urbana comprende la realizzazione di murales, graffiti e disegni attraverso l’uso di varie tecniche; che sia con bomboletta spray, pennello e vernice o stencil, il così detto street artist riesce sempre a esprimere i suoi sentimenti, pensieri e opinioni dando vita a volte ad una forma di protesta socio-politica.  

Meta fissa di ogni amante della street Art è sicuramente Berlino. I graffiti della capitale tedesca raccontano soprattutto di un’umanità che il 13 agosto 1961 si è ritrovata spaccata a metà da un lungo muro di cemento. Berlino Est e Berlino Ovest erano ormai due città diverse, senza centro storico o periferia. Il muro però è diventato presto una tela e gli artisti si sono trasformati nel pennello che tutti i cittadini di Berlino impugnavano per raccontare il disagio, la frustrazione, e la rassegnazione che si respirava. Alla caduta del muro nel 1989 la street art cittadina si è sviluppata in quella che oggi chiamiamo East side Gallery. Questo tratto di muro lungo un chilometro e mezzo si trova nei pressi del fiume Sprea lungo la Muhlenstrabe. È qui che 118 artisti provenienti da più di una nazione hanno lasciato il segno con le loro opere. Tra queste le più famose sono sicuramente “The Mortal kiss” che raffigura Erich Honecker e Leonid Breznev che si baciano sulla bocca e “Test the Best” che mostra una Trabant ( auto simbolo dell’ex Germania Est) che sfonda il muro.

 La street art funge poi anche da strumento per riqualificare un determinato quartiere. La città di Roma per esempio ha visto fiorire negli ultimi anni molti dei suoi quartieri periferici.  Lontani dai monumenti storici di cui la capitale italiana è ricca, Ostiense e Testaccio hanno stimolato con la loro atmosfera post industriale la creatività di molti artisti locali e stranieri che si sono estesi dal Pigneto a Tor Pignattara, dal Quadraro a San Basilio. Fondamentale per la fioritura di queste zone periferiche poco apprezzate è senza dubbio il progetto ig City Life inaugurato nel 2015. Ventidue artisti internazionali hanno trasformato diverse facciate del Lotto 1 di Tor Marancia, borgata romana poco lontana da Garbatella. Molti murales vengono realizzati anche nel tratto di via Ostiense compreso tra Piramide e San Paolo. Qui si trova la singolare opera di Federico Massa che ha realizzato il murale ecologico più grande d’Europa con la tecnologia Airlite, una pittura mangia-smog.

L’artista del momento però è di origine inglese. Si tratta di Bansky, un writer attivo a Londra dal 2000 la cui vera identità è ancora sconosciuta. L’artista londinese usa la tecnica dello stencil per realizzare murales che documentino la povertà della condizione umana. Bansky tratta con le sue opere tematiche tipiche della società occidentale come l’omologazione, le atrocità della guerra, lo sfruttamento di minori e il maltrattamento di animali facendo ricorso a soggetti particolari quali topi, scimmie e gatti, ma anche bambini e membri della famiglia reale. La sua fantasia e creatività uniti ad uno spiccato senso dell’ umorismo lo rendono oggi uno degli street artist più amato al mondo.

La street art si rivela insomma fondamentale sia da un punto vista sociale che di riqualificazione di  alcuni quartieri. Oltre ad essere uno strumento per raccontare ed esprimere se stessi liberamente, infatti, i murales colorati e i graffiti sono capaci di abbellire alcune zone urbane poco amate donandogli identità e carattere.

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