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ABNE: Vorrei un futuro qui
Le proteste degli universitari contro il caro affitto non si fermano. Ma qualcosa si sta muovendo
Edoardo Berritto | 6 dicembre 2023

Il diffuso stato di crisi economica post-pandemica anche dovuta all’inflazione ha comportato un notevole aumento del costo della vita a fronte di un livello salariale rimasto uguale o, nel peggiore dei casi, diminuito. Tra i numerosi settori in cui si è assistito ad un vertiginoso innalzamento dei prezzi, vi è anche quello degli affitti delle abitazioni, un problema che colpisce in particolar modo gli studenti fuorisede (ad oggi circa il 40% degli universitari secondo il Report 2023 di Scenari Immobiliari), andando a intaccare il diritto allo studio.

Secondo un report di Scenari Immobiliari, ripreso da Il Sole 24 Ore, negli ultimi dodici mesi i canoni di locazione sono aumentati di quasi il 20%, soprattutto in grandi città come Milano (dove anche solo per una stanza potrebbero essere necessari 810 euro mensili), Roma (canone medio 630 euro), Firenze e Venezia (sui 550 euro). Capita peraltro che vengono effettuate locazioni prive di contratto, senza tutele per gli studenti e che da parte dei proprietari vi è spesso una speculazione. Secondo quanto rivelato da uno studio condotto nel 2020 da Tortuga, un think tank di studenti, ricercatori e giovani professionisti, la penetrazione di Airbnb ha sicuramente influenzato l’andamento dei prezzi delle case e degli affitti. In particolare, ad un aumento dell’1% della penetrazione di Airbnb corrisponde un aumento del 6,7% nei prezzi delle case e del 5,7% nei prezzi degli affitti.

È proprio in un contesto così difficoltoso che ha avuto inizio una massiccia mobilitazione studentesca che, dilagando, ha coinvolto fino a venticinque città italiane, tra cui Milano, Bologna, Torino, Firenze, Cagliari, Padova e Roma. Nella Capitale, stando ai dati di Eures, a luglio 2023 gli studenti fuorisede erano 70.000 ed è proprio qui che si sono verificate, e sono tutt’ora in atto, le più sentite proteste. Da mesi infatti all’Università La Sapienza gli studenti protestano contro il caro affitti dormendo in tende montate sia all’esterno che all’interno della città universitaria. L’evento ha avuto una risonanza mediatica non indifferente a tal punto da arrivare all’apertura di un dialogo diretto con la Regione Lazio, la quale ha risposto mettendo a disposizione 793 posti letto in più, per un totale di 3.131 posti letto, di cui 178 riservati a studenti diversamente abili.

Le richieste degli universitari sono orientate all’istituzione di tavoli permanenti tra associazioni studentesche e i Ministeri dell’Università e quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, all’incremento degli alloggi regionali (ad oggi poco più del 4% degli studenti ne ottiene uno, secondo il Rapporto sulla condizione studentesca realizzato nel 2022 dal CNSU, Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari) e alla necessità di calmierare l’insidioso mercato degli affitti per i fuorisede. In questo frangente, le istituzioni sembrano essersi, almeno in parte, mobilitate. Diversi Comuni hanno stipulato accordi con i proprietari delle case per far sì che il canone d’affitto rimanga entro una soglia prestabilita in cambio di sgravi fiscali e il Governo ha stanziato 17 milioni di euro per le borse di studio universitarie riservate a circa 5.000 studenti.

Molto attiva su questo piano è anche l’ANDISU (Associazione Nazionale degli Organismi per il Diritto allo Studio Universitario), la quale eroga 235.000 borse di studio ogni anno e offre agevolazioni su alloggi e pasti agli studenti meno abbienti. ANDISU ha di recente annunciato un accordo con il Ministero dell’Università e con le regioni per la realizzazione dei primi 7.500 posti letto finanziati con il PNRR. Il presidente dell’organizzazione che riunisce gli organismi per il diritto allo studio universitario in Italia Alessandro Ciro Sciretti, ha commentato ai nostri microfoni che "Gli enti per il diritto allo studio negli ultimi anni stanno superando il concetto che il proprio compito sia solo di garantire un posto letto agli studenti e studentesse borsisti per assumere un ruolo centrale nel calmierare il mercato dei posti letto, anche grazie agli interventi connessi al Pnrr. È molto importante continuare a operare sul settore della residenzialità e farlo anche in collaborazione con i soggetti privati che devono essere intesi come partner nel garantire un servizio e un accesso calmierato. Il coinvolgimento di soggetti privati nelle operazioni legate al Pnrr non è dunque da intendersi come attacco al sistema pubblico ma come una importante integrazione del suo ruolo".

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