Le nanoparticelle e il futuro dell’energia solare
Il confronto senza pregiudizi è il futuro della conoscenza. Parole di Maria Chiara Spadaro, giovane dottoressa che ci racconta la sua carriera
Elisa Decandia, 17 anni | 1 October 2018

Dottorato di ricerca, esperienza all’estero, numerosi riconoscimenti e ora il  Premio “Laura Bassi”: ma quando è nato il suo interesse per la fisica e per le scienze?

È difficile dire quando sia iniziato esattamente. Sono sempre stata attratta dai meccanismi che governano la vita di tutti i giorni, al punto che ogni mia scelta è stata sempre indirizzata verso le materie scientifiche. Sin da piccola ho guardato con interesse e curiosità documentari come Superquark, sognando di poter contribuire un giorno ad aggiungere un tassello alla nostra conoscenza della natura e delle sue leggi.

 

Che cosa significa per lei aggiudicarsi questo importante Premio? Quanto lavoro c’è dietro?

Sono felicissima! Fino ad ora ho ricevuto riconoscimenti legati all’attività di ricerca svolta in un preciso momento, come ad esempio il premio SISM per tesi di dottorato in scienze dei materiali, con cui sono stata premiata per il lavoro sviluppato durante il dottorato di ricerca presso il CNR-NANO e il dipartimento FIM dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Il premio SIF “Laura Bassi” è un riconoscimento per tutta la mia attività di ricerca, iniziata con l’attività svolta presso i laboratori del CNR-IPCF e dell’Università di Messina, dove ho studiato, e poi continuata con il dottorato e post-dottorato presso il dipartimento FIM e il centro EN&TECH dell’Università di Modena e Reggio Emilia e il CNR-NANO di Modena, il centro CIME dell’École Politechnique Fédérale de Lausanne in Svizzera e adesso l’Università di Swansea nel Regno Unito. 

Ricevere un premio che coinvolge tutto il mio percorso è sicuramente per me una grandissima soddisfazione e un forte incentivo per continuare a seguire questa mia passione. 

 

Sono tanti i giovani che sognano un futuro nel campo della ricerca, ma in termini di possibilità quanto offre l’Italia? Qual è il consiglio che si sente di dare a chi vorrebbe intraprendere una carriera simile alla sua, specie se donna? 

La ricerca italiana può contare su tante grandissime eccellenze, anche se l’Italia potrebbe fare di più per i suoi ricercatori. 

Io consiglio a tutti voi di seguire i vostri sogni, di spostarvi e di sfruttare tutte le possibilità che la società di oggi vi offre, soprattutto durante la fase di apprendimento. A partire da stage o tirocini brevi, di qualche mese, fino a posizioni da ricercatore di qualche anno o permanenti, nel caso in cui decidiate di stare in giro per il mondo per un bel po’. Non è semplice, per nessuno lo è, ma confrontarsi e collaborare con il fine più alto della conoscenza è fondamentale, lasciando da parte tutti i pregiudizi che purtroppo esistono ancora oggi. 

Quindi ragazzi, finché ne avete voglia e possibilità, viaggiate e mettetevi in gioco!

Riguardo le differenze di genere, ci stiamo muovendo per annullarle e annullare anche i relativi pregiudizi. Di certo il campo della ricerca è più avanti in questo rispetto ad altri settori. È un percorso lungo, ma sono sicura che tutti i nostri sforzi avranno esito positivo.

 

Ci spieghi il suo lavoro di ricerca e il modo in cui i suoi studi potranno essere applicati nella scienza e nella tecnologia di domani.

Mi occupo di sintesi e caratterizzazione di nanoparticelle con diverse applicazioni. La materia in forma di nanoparticelle – con dimensioni nanometriche – ha proprietà diverse rispetto a quando si presenta con dimensioni macroscopiche, per questo si parla di materiali innovativi. Esistono diverse tecniche per sintetizzare le nanoparticelle: principalmente possiamo distinguere quelle per via fisica da quelle per via chimica. 

Io sono esperta in sintesi fisica, in cui le nanoparticelle si formano senza l’ausilio di solventi. Il materiale “target” viene vaporizzato (con processi quali lo sputtering, l’ablazione laser, l’evaporazione ecc) e, grazie alla presenza di un gas inerte (tipicamente argon o elio), si formano le nanoparticelle.

Lo sviluppo di queste tecniche – e in particolare la possibilità di controllare struttura, dimensione, forma e composizione delle nanoparticelle – rappresenta uno dei principali obiettivi della ricerca del campo delle nanotecnologie. 

 

Una delle possibili applicazioni delle sue ricerche è nel campo della conversione dell’energia solare. Secondo lei qual è il futuro delle energie alternative e del nostro pianeta?

Il sole sorge e tramonta ogni giorno, rilasciando un’enorme quantità di energia che, se venisse immagazzinata in modo efficiente, potrebbe renderci indipendenti da altre fonti di energia che contribuiscono all’inquinamento ambientale. Io ho studiato le proprietà di nanoparticelle in grado di migliorare il funzionamento dei dispositivi solari, grazie ai plasmoni di superficie. Questa proprietà è legata alla loro composizione, dimensione e forma, quindi studiare il processo di sintesi e controllare le caratteristiche delle nanoparticelle risulta essere uno step importante in questo settore. 

È fondamentale continuare a fare ricerca nel campo delle energie rinnovabili, cosi da poter garantire un futuro “pulito” al nostro pianeta.

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