Dalle idee di Platone ai pattern logici
Sono solo coincidenze
Quegli strani episodi che non sembrano capitare a caso spiegati dalla scienza, dalla fantascienza e dalla filosofia
Luca Pizzimenti | 26 novembre 2015

Avete mai notato che spesso, dopo aver sentito o letto una nuova parola (o concetto), la stessa tende a ripresentarsi insistentemente nell’immediato futuro? Ebbene, tutto ciò è stato formalizzato come fenomeno Baader-Meinhof, fenomeno con una storia ed una teoria estremamente intriganti, che sono stati analizzati sotto vari ambiti ben diversi tra loro, da quello scientifico a quello mistico-esoterico. La voce della scienza, più razionale, afferma che il fenomeno Baader-Meinhof ha a che vedere con la “attenzione selettiva del cervello umano”. Perciò, come facilmente desumibile dal virgolettato, il nostro cervello preferisce concentrarsi su determinati stimoli, a sfavore di altri. Ma secondo quale criterio? La risposta è sorprendentemente razionale: la nostra mente, per funzionare, ha bisogno di costruire schemi, pattern logici, necessita di mettere in relazione elementi anche non legati tra loro per trovare la quadratura del cerchio. Che non esiste. Quindi questo vuol dire che il nostro cervello tende ad auto ingannarsi per scorgere un’effimera quiete dall’interminabile compito di collegamento al quale è e sarà sottoposto per tutta la nostra esistenza. Ecco così spiegato il fenomeno Baader-Meinhof: una volta che si apprende un nuovo termine, all’interno dell’enorme database custodito nell’encefalo, non esiste ancora nulla a cui collegare quella nuova parola, che rimane quindi in attesa di essere connessa con altri elementi. Altri elementi che saranno ricercati spasmodicamente nell’immediato futuro, ed è per questo che facciamo così tanta attenzione alla ricorrenza del nuovo termine nei giorni successivi all’apprendimento dello stesso. 

Ma come spesso accade in presenza di argomenti affascinanti e, allo stesso tempo, poco conosciuti, gli appassionati di esoterismo e di fantascienza hanno trovato pane per i propri denti. Essi sostengono che il fenomeno abbia ben poco a che fare con le dinamiche interne dell’encefalo, e che tutto faccia parte di un qualcosa di immensamente più grande dell’essere umano, come teorizzato dallo psicanalista svizzero Carl Jung. Lo psichiatra era convinto che mancasse un elemento alla classica triade fisica “spazio-tempo-casualità”, elemento che Jung stesso definì “sincronicità”. Attenzione: da non confondere con il sincronismo, ovvero la mera contemporaneità di due avvenimenti privi di qualsiasi legame logico. La sincronicità è, per lo psicoanalista svizzero, la forza opposta alla casualità, è il senso dietro alle coincidenze che riconduciamo, forse sbagliando, proprio alla casualità. Viene definita come “un principio di nessi acausali”, ovvero un legame tra eventi che non influiscono l’uno sul’altro, ma che sono comunque riconducibili allo stesso contesto o contenuto. Ad esempio, quando capita di ricevere una telefonata da una persona alla quale si stava pensando in quell’esatto momento, il tutto viene interpretato come sincronicità. Jung però, teorizzando questo concetto, non ha fatto altro che riprendere concetti già espressi millenni prima da Platone. Infatti la sincronicità può essere vista come la versione moderna del “mondo delle idee” di Platone, una realtà intelligente in grado plasmare la vita terrena secondo determinate connessioni logiche. Aspettate un attimo: “connessioni logiche”, non vi ricorda qualcosa?

Esatto, il mondo delle idee del filosofo greco funziona proprio come il nostro cervello, ovvero tramite il relazionare elementi tra loro. Possibile che un’allegoria abbia anticipato millenni di ricerca scientifica, o si tratta solo di una fortuita coincidenza?

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