Scuola
Essere genitori di figli in DaD
Il mio reportage tra scuole di diversi ordini e gradi
Roberta Bruno | 30 April 2021

La Didattica a Distanza è una condizione complessa sia per i figli, sia per i genitori. Come riportano i portali di psicologia, la DAD sta facendo nascere una confusione di ruoli tra quello di genitore e quello di docente. In particolare, nei primi anni di scuola mettersi davanti al computer con i figli a partecipare alle lezioni online è quasi obbligatorio. I bambini non riescono a leggere e scrivere facilmente, sono confusi di fronte al PC, alla connessione internet che dà problemi, alle lezioni che variano, ai link. Per cui il genitore cerca di sostenere il figlio con la vicinanza.

Modalità

L’Università di Milano-Bicocca ha costruito un questionario online per esaminare il pensiero delle madri e dei padri con figli che frequentano la scuola primaria e secondaria. Gli alunni della scuola superiore hanno avuto più ore di DAD a settimana rispetto agli allievi della scuola secondaria di primo grado e ai piccoli della scuola primaria. Durante le ore di DAD le scuole hanno fatto principalmente quello che di solito si fa in classe. Quasi tutti i genitori pensano che l’attività più utilizzata è stata quella delle video-lezioni in diretta, e la condivisione online di spazi e documenti (es. Classroom) e dalla divulgazione di consegne attraverso il registro elettronico. Sono state evidenziate delle differenze tra gli ordini scolastici: la scuola secondaria ha presentato più lezioni in modalità sincrona, invece la primaria, ha fatto più lezioni registrate e comunicazioni asincrone con email o Whatsapp

Problematiche

I docenti facevano riferimento al digital divide come ragione principale che ha trascinato gli studenti a non partecipare. I genitori riferiscono che le due cause che hanno intaccato maggiormente l’adesione attiva dei figli sono rappresentati dalla bassa motivazione e dal disagio emotivo, nati per lo più da una difficoltà nella comunicazione a distanza e nel partecipare alla didattica senza l’aiuto di un adulto. L’isolamento forzato e il durevole periodo trascorso a casa hanno sicuramente avuto conseguenze sulla sfera emotiva e comportamentale dei figli. Vari genitori hanno evidenziato nello specifico il grande disagio emotivo vissuto dai propri figli, con un incremento di comportamenti, come bassa concentrazione, cambiamenti d’umore, frustrazione e sensazione di solitudine.  

Il mio reportage

 Da alcune domande rivolte dalla sottoscritta ad una docente di scuola superiore emerge come, secondo la docente,  la figura del genitore fa da rete con tutta la comunità docente, tra la didattica in presenza e quella a distanza, non vi è un grande divario. Il ruolo dei genitori di “supervisionare” il/la proprio/a figlio/a in merito alle attività scolastiche cambia, a mio avviso, nella forma ma non nella sostanza.  La docente afferma: ”Posto che sono entrata in classe in modalità a distanza per passare successivamente alla modalità in presenza, il cambiamento che ho potuto notare in merito al rendimento scolastico riguarda l’aspetto attentivo e motivazionale dei ragazzi”. L’insegnante ritiene che sicuramente la didattica a distanza influisce sull’attenzione, che risulta essere meno performante, per la mancanza del contatto oculare e della vicinanza fisica, portando talvolta gli alunni ad una maggiore distraibilità. A questo si aggiunge tutta la componente emotiva che risulta essere compromessa soprattutto in termini di motivazione, vivendo un generale senso di incertezza del futuro e di frustrazione per i bisogni relazionali e sociali insiti in ognuno di noi. In generale, per l’insegnante, i genitori influiscono nelle modificazioni emotive dei figli, per un mero discorso educativo che sta a monte. Sicuramente la DAD insieme a tutto il contesto pandemico che stiamo vivendo porta nei ragazzi tensioni e stress che non sempre riescono ad essere “disinnescati” dai genitori, per il difficile rapporto genitori-figli tipico dell’età adolescenziale.

La didattica a distanza, inevitabilmente porta preoccupazioni e tensioni nei genitori, soprattutto delle classi più piccole, che nel tentativo di rassicurarsi cercando un maggiore dialogo con i docenti; dovuto probabilmente ad un senso di impotenza e di inadeguatezza nel vedere i propri figli isolati in casa. La DAD influisce sulla sfera non solo didattica, ma anche e soprattutto sulla sfera psico-sociale ed emotivo-relazionale.

Da alcune domande rivolte dalla sottoscritta ad una docente di scuola primaria, invece, emerge come, secondo la docente, nella didattica a distanza, rispetto la didattica in presenza, i genitori si devono limitare a fornire gli strumenti necessari per collegarsi e assicurarsi che il figlio sappia utilizzarli, quindi assicurarsi che sappia accendere il microfono, etc. Il genitore non deve intervenire per suggerire al bambino. Sostanzialmente il tipo di intervento dovrebbe rimanere lo stesso, a parte l’aiuto all’utilizzo delle tecnologie. Per i bambini non ci sono stati cambiamenti nel rendimento, considerando che nella scuola primaria, rispetto alle scuole superiori la DAD è durata poco. Però ci sono alcuni bambini rimasti per tanto tempo in DAD, perché soggetti fragili. Per questi ultimi ci sono stati dei cambiamenti, è stato notato sia un calo nel rendimento dovuto probabilmente a sentirsi meno coinvolti nella didattica, oppure al contrario si è manifestato un miglioramento  dovuto ai suggerimenti spudorati dati dai genitori durante le interrogazioni. Ovviamente gli insegnanti se ne accorgono quando ci sono influenze dei genitori, anche riguardo alla consegna dei compiti, il docente che conosce l’alunno riesce a capire se i prodotti sono suoi o dei genitori. Il problema si pone quando l’insegnante conosce gli alunni direttamente in DAD. Riguardo i rapporti genitori-docenti, non sono stati notati cambiamenti particolari, se prima si parlava davanti al cancello della scuola, adesso si parla attraverso i mezzi tecnologici. Durante la DAD si tende di più a parlare dell’aspetto emotivo che il covid suscita sia nei genitori stessi che nei figli.

Per le mamme la DAD non è scuola. Ammettono che ha risulta l’unica soluzione in una condizione di emergenza, ma pensano sia importante che i figli ritornino a rapportarsi con i loro compagni. 

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