Se fai il mammo ti licenzio
Licenziato per aver fatto il padre: è quello che è successo a un operaio deriso e demansionato per aver preso dei permessi di paternità. Dopo la nascita del figlio aveva chiesto dei permessi di paternità, come previsto dalla legge, ma il suo caporeparto aveva reagito prima demansionandolo una prima volta, poi una seconda volta fino a delegarlo a mansioni solitamente svolte dai nuovi arrivati. “Almeno fatti crescere le tette se stai in allattamento, vergogna” L’uomo in seguito alle continue derisioni e pressioni ha sviluppato una depressione ed è stato poi licenziato. Anche in questo caso il punto centrale è la discriminazione che persino gli uomini subiscono quando si comportano come la società si aspetta che si comporti una donna. “Fare la mamma, prendersi cura dei bambini, pulire la casa” tutte mansioni che appartengono a una categoria, all’essere donna, e che si tingono di vergogna e ridicolo quando a svolgerle è un uomo. Sei un uomo e ti comporti “come una donna”? Allora ti riservo lo stesso trattamento che avrei riservato a una donna, e forse anche peggio, perché ci si aspetta che gli uomini si comportino come tali. Gli stereotipi di genere sono ancora più radicati nella società di quello che pensiamo e a soffrirne non sono solo le donne.
Vietato essere donna in Parlamento
“Grazie Signor Presidente” dice in Camera il deputato Emanuele Pozzolo rivolgendosi alla Presidente Anna Ascani. Dopo essersi rivolto al maschile per ben tre volte alla deputata Ascani, lei gli chiede di appellarsi a lei in quanto donna: dunque evitare il “Signor” davanti a Presidente o, in alternativa, chiamarla “Signora Presidente”. Il richiamo sembra non toccare il deputato che continua, quasi con aria di sfida, a utilizzare il maschile. Ascani reagisce alla mancanza di rispetto ripagandolo con la sua stessa moneta, invitando “la collega Pozzolo” a continuare, ed è qui che lui esplode in un’esclamazione di ira e sdegno: “Lei deve rispettare un deputato che usa i termini istituzionali. Non può permettersi, la richiamo all’ordine”. Un botta e risposta che è una fotografia esatta della discriminazione di genere che impregna ogni luogo, persino il Parlamento, ma che ci dice molto di più. Sembra che ai piani alti non ci sia spazio per le donne, “Signora Presidente” è rispettoso e istituzionale tanto quanto “Signor Presidente”, forse è il fatto che una donna ricopra una carica simile che infastidisce, non quella A finale.




