Quando il ritmo non basta
Greta Pieropan | 22 maggio 2014
Restyling completo ma mal riuscito per lo spot del tè Sant’Anna: abbandonato il target decisamente giovane, con bambini che improvvisavano una partita di calcetto con un robot vagamente anni ’80 distributore della bevanda, ecco che i pubblicitari scelgono un’ambientazione urbana, cercando di cavalcare la moda hip hop del momento. Appunto, cercando: il risultato è davvero pessimo e da “vorrei ma non posso”.
Immaginiamo di togliere l’audio alla televisione: vediamo dei ragazzi fare acrobazie con biciclette e skateboard, gruppi di amici e coppiette, una ragazza che beve la bevanda cercando di ammiccare alla telecamera e poi, all’improvviso, la scritta “vai tu a far la nanna”.
Incuriositi dallo slogan, rimettiamo l’audio e scopriamo la canzoncina che accompagna lo spot. È necessaria una premessa, però: siamo consapevoli che il genere musicale del momento sia il rap, o l’hip hop se vogliamo essere ancora più internazionali, e possiamo essere telespettatori entusiasti del rap o accettarlo rassegnati, ma propinarci un testo che sembra confezionato in cinque minuti come penitenza per qualche gioco da tavolo è troppo per entrambe le categorie di telespettatori. Sorretto da un ritmo poco accattivante, il testo è abbastanza difficile da afferrare a un primo ascolto, perché mal scandito, e propone rime e situazioni piuttosto banali: dimenticate i poeti che paragonavano le donzelle ad api, gallinelle e rondini varie, dimenticate le donne angelicate e le belles-dames sans-merci. Qui la fanciulla in questione è paragonata dal rapper (sic!) al tè. Ed ecco le sorprendenti metafore: il suo bacio è come il tè (passateci l’eco da vecchia canzone), la pelle come il tè alla pesca (cliché, ma ancora accettabile), gli abbracci come il tè al limone (?). E poi la rima potente: il tè verde che lo fa impazzire come quando lei non vuole uscire: qui la ragazza ammicca così bene che capiamo subito il tipo di proposta, così traducibile: “Sicuro di voler uscire? Devo riordinare la soffitta piena di cavallette, se ti va mi aiuti”. Ringraziamo a tal proposito l’attrice poco sciolta davanti alla telecamera, perché fosse stato il solito doppio senso, trito e ritrito, sarebbe stato peggio.
Insomma, un testo banale, un ritmo inascoltabile, che per di più non resta nella mente dello spettatore, se non perché poco incisivo e vagamente irritante. E poi il fulmen in clausula finale davvero raggelante: “Santhé Sant’Anna, vai tu a far la nanna!” Il consiglio di Antispot? Ributtiamoci sul pop! Cari pubblicitari, vi teniamo d’occhio (e d’orecchio)!
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