Inquinamento, non basta il lockdown per sconfiggerlo
Con il lockdown il tasso di inquinamento è sceso in tutte le città italiane, ma per tener testa al cambiamento climatico serve un impegno sistematico e costante
Balajaa Sorgi | 16 March 2021

Uno studio per la bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha preso in esame diverse città italiane durante il periodo del lockdown, per constatare l'impatto del traffico stradale sulla qualità dell'aria nelle aree urbane. Da questo studio è emerso una significativa riduzione della presenza di Co2 e N02 presenti nell'aria, ma non della concentrazione delle polveri sottili.

Meno inquinamento durante il lockdown

Infatti, a seguito del lockdown si sono verificati dei mutamenti nelle emissioni degli inquinanti atmosferici, in particolare per via minore circolazione delle auto, che nelle città italiane si è ridotta del 48-60%. Tali condizioni hanno dato l'opportunità per valutare come una significativa riduzione delle emissioni possa avere un impatto sulla qualità dell'aria in ambito urbano; anche la flora e la fauna ne ha tratto vantaggio. Durante il confinamento sono state divulgate alcune immagini di animali che si sono ripresi i loro spazi: ad esempio, a Milano le lepri sono tornate nei parchi, a Trieste e Cagliari sono riapparsi i delfini nei porti, a Venezia l'acqua della laguna è tornata limpida e si sono rivisti i pesci nei fondali. Il merito è anche di un minore inquinamento acustico. 

Non è sufficiente

Occorre un impegno serio e costante per contrastare gli effetti dell'inquinamento sul nostro pianeta e bisogna lavorare adesso per avere effetti durevoli in futuro. È proprio questo l'impegno dell' l'Agenda 2030 dell'ONU. Con essa sono stati propostii diciassette punti da raggiungere entro il 2030. Le principali tematiche sono la vita sulla terra e in acqua, l'energia pulita e accessibile e la lotta contro il cambiamento climatico.  I paesi membri delle Nazioni Unite sono esortate a fare la loro parte per raggiungere questi obiettivi. 

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