Umanità urbana
Torniamo a vivere (e fotografare) le nostre città
Redazione | 18 June 2020

Con la Fase 2 stiamo tornando gradualmente a riappropriarci delle nostre città. Ma qual è la nostra dimensione all’interno del tessuto urbano? Il fotografo Francesco Portelli si occupa di street photography da oltre 10 anni ed è autore del libro Urbanity - The urban humanity, frutto dell’omonimo progetto fotografico che racconta Torino in una chiave insolita, un omaggio alla sua città, alle sue forme e ai suoi abitanti. Con lui parliamo di fotografia e città.

 

Che cos’è per te l’umanità urbana? Perché hai deciso di ritrarla?

L’umanità urbana è la vita all’interno delle città, che è caratterizzata soprattutto da movimento e solitudine. Nelle mie foto tendo sempre a mettere in contrasto l’immobilità delle città e la mobilità delle persone, spesso molto piccole rispetto agli edifici per trasmettere il senso di oppressione che schiaccia l’umanità urbana. Per quanto riguarda l’elemento della solitudine, il mio progetto è essenzialmente umano e cerco di far passare il messaggio che, anche quando siamo in mezzo alla folla, spesso siamo soli.

Con il lockdown com’è cambiata l’umanità urbana e come sono cambiate le nostre città?

Questa quarantena ha accentuato la realtà che ritraggo nelle mie foto: città deserte surreali e molto silenziose.

Mondo della cultura e Coronavirus. L’impressione è che si stia pensando a tutti tranne che al mondo dell’arte

Il settore dell’arte e della cultura non è stato preso minimamente in considerazione, forse perché anche se fondamentale è spesso dato per scontato: siamo tutti abituati ad accendere la tv e vedere un film, accendere la radio e ascoltare musica senza renderci conto del lavoro che c’è dietro. In questo periodo, nel mio piccolo, sono riuscito a portare avanti alcuni progetti: insieme a Urban Street Photo Gallery abbiamo coinvolto su Instagram utenti in contest fotografici dedicati alla fotografia durante la quarantena; inoltre abbiamo realizzato dei preset per Lightroom a un costo veramente popolare. Nel nostro piccolo abbiamo cercato di coinvolgere tutti per portare avanti la nostra arte in questo momento così difficile.

Fotografia e social. Appiattimento della qualità o risorsa da sfruttare?

L’avvento dei social ha creato una nuova tipologia di fotografia: con la data di scadenza. La gran parte delle foto nascono e muoiono in 24 ore. Questo non significa che quelle foto valgano di meno: alcuni social sono fondamentali anche per i fotografi professionisti. Le foto belle hanno modo di emergere dai social.

Ragazzi e fotografia. Come sta cambiando l’approccio? Cosa consiglieresti a chi è appassionato a questa strada e la vuole intraprendere come mestiere?

Lo smartphone ha permesso alla fotografia di diventare quotidiana. E i social danno la possibilità di entrare in contatto con diversi generi e formarsi fotograficamente. Il mio consiglio è di prendere spunto non solo da altri fotografi ma anche da altre forme artistiche e mettere se stessi nelle immagini: è fondamentale creare il proprio stile e mettere il proprio occhio per poter emergere tra le migliaia di fotografie che vediamo ogni giorno.

 

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