Si possono unire arte e medicina? Sarai Llamas lo ha fatto
Illustratrice e creative designer, Sarai ci svela gli ingredienti del suo mondo: passione, dedizione e vivacità
Sara Salomoni | 11 aprile 2018

Com’è nata la tua passione per l’arte?

Penso che sia stata inscritta nel mio DNA: mio padre è scultore e pittore, non ho avuto molti insegnamenti. Ho seguito qualche corso di pittura come attività extra scolastica quando ero più piccola perché avevano visto che fin da bambina ero portata per il disegno. Ero attratta dai pennelli di mio padre e dalle matite colorate piuttosto che dai giocattoli degli altri bambini.

 

Come sei arrivata a conoscere il corso che stai seguendo tramite internet di disegno anatomico negli States?

Dato che ho lavorato in diversi convegni medici e ho fatto la grafica facendo dei video e illustrando diverse relazioni e operazioni chirurgiche, si è messa in moto un’altra cosa che non avevo mai sperimentato prima. Facendo queste relazioni e assistendo a questi convegni medici mi sono resa conto che era un mondo che mi attirava sempre di più, anche perché mi era sempre piaciuta la medicina, ma non l’avevo percepita come una cosa da poter fare. Anche alcuni medici mi hanno detto che mi vedevano molto portata, così ho cercato su internet per quanto riguarda la possibilità di studiare illustrazione medica e ho visto che c’era un master americano che potevo fare. Sono stata selezionata e adesso lo sto facendo con molto lavoro e altrettanto piacere.

 

Sui tuoi social ci sono molti spunti interessanti a livello di grafica, fotografia e non solo. Cosa ti dà la spinta per realizzare delle foto e dei lavori così carichi di significato?

A volte anche una frase che leggo in un libro o una situazione che ho vissuto. Tutto quello che trovi intorno a te, molte volte, è carico già in sé di significato e ci vuole poco per creare a livello artistico e grafico una cosa che lo definisce in quel momento. Qualunque cosa può essere fonte d’ispirazione. Un artista non deve essere molto triste o molto felice per creare. Anche noi abbiamo dei giorni grigi nei quali non riusciamo a tirare fuori neanche una riga mentre altre volte siamo così allegri che non ne abbiamo voglia perché vogliamo fare altre cose. Diciamo che non esiste il momento perfetto. Per me il miglior momento è la notte, quando tutto tace e mi sento a mio agio per poter creare, però sono manie e abitudini che uno inventa per lavorare meglio.

 

Molti ragazzi non hanno le idee chiare su quello che vorranno fare da grandi: tu come hai capito qual era la tua strada?

Penso di non aver ancora capito qual è la mia strada! I miei mi spingevano a seguire il liceo artistico e un corso di laurea che andasse nella stessa direzione, invece ho fatto il liceo classico e dopo mi sono laureata in pedagogia. Conclusa pedagogia, ho iniziato il corso di laurea in Legge ma non l’ho finito perché mi sono trasferita in Italia. Qui ho iniziato a lavorare ma sempre percorrendo strade che non avevano a che fare con la mia parte artistica: ho lavorato in una palestra e sono stata insegnante per bambini. La mia strada artistica l’ho intrapresa dopo aver avuto il primo figlio: lo volevo vedere crescere accanto a me e per una questione di comodità ho deciso di iniziare un lavoro freelance nel campo del disegno grafico. Ho fatto dei corsi durante la gravidanza e adesso mi sento veramente a mio agio, pertanto credo che se hai un talento particolare alla fine riesci a esprimerti in un momento o in un altro. Nel mio caso è stato così: il primo figlio mi ha fatto ritrovare me stessa.

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