Musica
Dalle proteste dei ghetti alle piattaforme online, fino a Toomaj: il rap è ancora la voce di una generazione
L'hiphop si è evoluto nel corso degli anni, ma continua a essere un mezzo efficace per l'espressione dei giovani
Alessandra Testori | 9 febbraio 2026
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Negli ultimi anni il rap è diventato uno dei linguaggi politici più riconoscibili della Gen Z globale. Non più solo colonna sonora delle proteste, ma strumento diretto di presa di parola, capace di circolare tra piazze fisiche e piattaforme digitali. In un contesto di mobilitazioni transnazionali, il rap si offre come strumento immediato per raccontare le criticità attuali, dal riscaldamento globale alla violenza istituzionale. Dai freestyle diffusi su TikTok ai brani condivisi su Telegram o SoundCloud, rap e trap diventano spazi di aggregazione simbolica.

In molti contesti democratici o formalmente tali, il rap della Gen Z intercetta proteste che faticano a trovare rappresentanza. Negli Stati Uniti, dopo Black Lives Matter, una nuova generazione di rapper ha spostato il discorso dalla denuncia razziale alla critica sistemica di capitalismo, sorveglianza e disillusione politica. In Francia, il rap delle banlieue accompagna e racconta le rivolte urbane, restituendo voce a giovani marginalizzati e criminalizzati. In Africa, dalla Nigeria al Sudafrica, il rap si lega a movimenti studenteschi e proteste contro la violenza della polizia. Qui la repressione non passa sempre dal carcere, ma dalla stigmatizzazione, dalla censura indiretta, dall’esclusione economica e algoritmica.

In Iran, invece, il rap diventa un atto apertamente punibile. L’arresto del rapper Toomaj Salehi nel 2022 ha segnato il momento in cui la musica è diventata reato politico. Attraverso i suoi testi, Salehi ha sostenuto apertamente le proteste del movimento “Donna, Vita, Libertà”, trasformando la propria voce in un corpo esposto alla repressione dello Stato e sfiorando la condanna a morte, poi fortunatamente revocata. Se altrove il rap viene neutralizzato o marginalizzato, in Iran viene criminalizzato. Cambiano le forme della repressione, ma resta intatto il conflitto tra una generazione che chiede spazio e sistemi di potere che cercano di ridurla al silenzio.

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