Gabriele Peddes: come diventare un cacciatore di storie
Disegnatore, fumettista e illustratore freelance, ci spiega tutto quello che occorre per essere artisti
Luisa Manconi | 7 May 2018

Sul tuo sito gabrielepeddes.com ti definisci spettatore di storie belle e collezionista di immagini. Da cosa trai maggiormente ispirazione?

Molta ispirazione viene guardando altre opere che mi piacciono, leggendo tanto, guardando più film e serie tv possibili, studiando e perdendomi nei meandri di Tumblr, Pinterest e social vari. Provare invidia positiva quando vedo cosa è riuscito a tirar fuori dal cilindro qualche bravo artista mi dà un sacco di energia per migliorare. Come ogni scrittore, anche il fumettista deve avere una sensibilità e una disponibilità all’ascolto da vero cacciatore di storie. Prestare attenzione ai piccoli dettagli e riportarli nelle proprie creazioni fa la differenza, rendendo più interessante e credibile la caratterizzazione e la recitazione dei personaggi. Una volta trovata l’ispirazione, il fumettista deve mettere tutto su carta. E lì comincia il lavoro duro.

 

Qual è l’aspetto migliore del tuo lavoro? Quali sono i campi che può ricoprire?

È banale da dire ma se ti sei scelto questo mestiere vuol dire che ti piace. Quindi non è che il lavoro quotidiano sia meno faticoso ma sicuramente le soddisfazioni sono maggiori. E poi, per quanto mi riguarda, un aspetto importante è la libertà. Non ci sono regole! Ognuno può trovare la propria dimensione: c’è chi lavora a orario di ufficio e chi è prolifico solo di notte, chi sta meglio da solo e chi in compagnia, chi lavora da casa e chi all’aria aperta, chi in camicia e chi in tuta.

Il mio personale traguardo per il momento è riuscire a essere produttivo senza mantenere una routine di orari, adattando il lavoro alla vita e non viceversa. È un’arma a doppio taglio però, serve parecchia autodisciplina per riuscire a non cazzeggiare tutto il giorno!

Le realtà in cui un disegnatore può trovare la sua strada sono tantissime. Personalmente ho sempre provato a spaziare il più possibile, lasciando aperte le porte alle varie possibilità che mi si sono prospettate. Tornando al discorso della versatilità, mi occupo di progetti sempre diversi, adattandomi di volta in volta alle esigenze. Ad esempio fumetti, illustrazioni su commissione nell’ambito dell’editoria o della comunicazione (lavorando per studi, agenzie, aziende), progetti per l’età scolastica, graphic recording, realizzazione di storyboard o illustrazioni per i video.

Ma ci sono altre infinite strade che non ho mai provato a percorrere, come ad esempio la grafica, l’animazione, i videogiochi, le vignette, i tatuaggi e chi più ne ha più ne metta!

Un approccio diverso dal mio potrebbe essere quello dell’artista duro e puro, che desidera lavorare solo ed esclusivamente con il proprio originalissimo stile. Magari ci saranno meno strade inaspettate o possibilità di lavoro inizialmente, ma se riuscirà a colpire il pubblico sarà molto più facile per lui diventare un autore risolto e affermato.

 

Pensi che ci siano abbastanza opportunità per un giovane che vorrebbe intraprendere la tua strada?

Il mio percorso di studi stesso mi ha aiutato nella ricerca di opportunità. Gli anni della formazione sono stati un investimento di tempo ed energie grazie al quale ho anche creato una rete di amicizie e contatti tuttora importantissima. Avere al tuo fianco amici e colleghi pronti a darti un consiglio, a lavorare insieme su un progetto complicato o a scambiarsi i contatti dei clienti è molto utile.

Al momento collaboro principalmente con studi e agenzie della mia città, quindi penso che le opportunità ci siano. Sicuramente se non in Italia, all’estero. Il mercato dell’intrattenimento o della comunicazione è infinito e alla continua ricerca di nuovi artisti. E oggi, grazie alla rete, trovare un incarico di lavoro dall’altra parte del mondo senza spostarsi da casa è la normalità per moltissimi disegnatori.

 

Qual è il consiglio che puoi dare a chi volesse entrare a fare parte di questo mondo?

I consigli potrebbero essere molti. Il primo è di produrre tanto e condividere (solo) le cose migliori con la propria rete, online o con gli amici, per avere il primo feedback. Magari fai il boom sui social perché intercetti i lettori giusti!

Ma secondo me questo non basta. Se si parte da zero e si vuole imparare il mestiere conviene dedicare un periodo alla formazione. Iscriversi a dei workshop, a una scuola, allo IED, a un’accademia fa bene! Non perché quello che viene insegnato alle lezioni sia oro colato, ma perché è un momento per te in cui puoi permetterti di studiare, di sperimentare e di trovare la tua voce come autore. Inoltre è un momento di confronto con persone che quel mestiere lo vivono o lo hanno vissuto, da cui puoi imparare - molto importante - cosa NON fa un professionista. Il cosa DEVE fare, invece, è bene che ciascuno lo trovi da sé. Ultimo consiglio: buttarsi in tutte le occasioni di lavoro possibili! Senza aver paura dei soldi, anche se il compenso inizialmente è microscopico. Se il progetto ti piace e vedi la possibilità di metterti alla prova e crescere, lavoraci!

 

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