Quando pensiamo al cambiamento climatico immaginiamo spesso grandi numeri e fenomenilontani. Ma il riscaldamento globale si riflette anche nella nostra quotidianità: nel modo in cuiviviamo gli spazi pubblici, dormiamo, ci spostiamo e socializziamo. Paola Mercogliano, Principal Scientist della Fondazione CMCC, studia proprio gli effetti del cambiamento climatico alla scala locale e urbana.
Se immaginiamo una città italiana tra 25 anni, qual è la prima differenza che notiamo rispetto a una città di oggi?
Se immaginiamo soprattutto l’estate, sarà una città più calda. Ma non cambierà soltanto il clima: potrebbe cambiare anche il modo di vivere la città. Le temperature elevate rendono più difficile uscire e socializzare nelle ore più calde, quindi potremmo avere meno possibilità di vivere gli spazi pubblici. Anche il benessere sarà più difficile da garantire. L’aria condizionata è una soluzione, ma sono nel breve termine: sul lungo periodo il suo utilizzo diffuso aggrava il problema, perché consuma energia e produce emissioni che contribuiscono proprio al riscaldamento che dovrebbe contrastare. Inoltre limita la libertà soprattutto delle persone anziane, Sole, dei bambini piccoli e, più in generale, delle persone vulnerabili.
E quali conseguenze potrebbe avere questo cambiamento sulla salute, sul sonno, sui consumi energetici e sulla vita quotidiana?
Le conseguenze toccano tutti gli aspetti della vita quotidiana: il sonno peggiora nelle notti tropicali, i consumi energetici aumentano per il raffreddamento degli edifici, e la salute delle persone più fragili è messa maggiormente a rischio. È prima di tutto necessario ricordare che non dobbiamo abituarci a parlare dell’argomento come qualcosa di inevitabile. Esistono diversi scenari, che dipendono dalle emissioni e dalle politiche di mitigazione. Non dobbiamo arrenderci: il senso del nostro lavoro è utilizzare i dati per comprendere l’emergenza e trovare soluzioni. non tutti hanno la possibilità di spostarsi verso il mare o in zone verdi, dove ventilazione e vegetazione possono attenuare gli effetti del caldo.
Perché due quartieri della stessa città possono essere esposti in modo così diverso al caldo? Quanto contano il verde, il cemento, l’asfalto, la densità degli edifici e la presenza di persone più vulnerabili?
Per capire il rischio dobbiamo distinguere tra pericolo, esposizione e vulnerabilità. Il pericolo riguarda, per esempio, quanto aumenta la temperatura; l’esposizione riguarda ciò che si trova in una determinata zona, come persone, ospedali e infrastrutture; la vulnerabilità dipende dalle caratteristiche degli edifici e delle persone e dalla loro capacità di rispondere al caldo. Per questo due quartieri possono essere interessati dallo stesso cambiamento climatico, ma avere un rischio molto diverso. Il verde conta moltissimo: sotto un albero la temperatura può essere anche di 7-8 °C più bassa. Ma non basta “mettere del verde”: bisogna scegliere specie adatte alla carenza d’acqua e prendersene cura. Anche i cittadini devono partecipare alla gestione delle misure di adattamento.
Quali interventi potrebbero diventare indispensabili: più alberi e aree verdi, materiali diversi, ombra, edifici più efficienti, nuovi spazi pubblici o anche un ripensamento della mobilità?
Non esiste una misura valida per tutte le città. La scienza può individuare le soluzioni più efficaci in uno specifico contesto, considerando pericolo, esposizione e vulnerabilità. Poi è fondamentale coinvolgere la comunità, perché le soluzioni devono essere condivise. Le possibilità sono molte: più verde, materiali diversi, edifici efficienti, sistemi per raccogliere l’acqua e una migliore manutenzione delle infrastrutture. Nel Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico sono state individuate circa 400 azioni. Ma l’adattamento non significa soltanto interventi fisici: servono anche formazione e informazione. La scuola ha quindi un ruolo fondamentale, perché un cittadino formato può contribuire a rendere le misure più efficaci e durature.
Noi giovani saremo tra le persone che vivranno più a lungo in queste città del futuro. Qual è secondo lei la cosa più importante che dovremmo capire oggi sul caldo estremo e sul cambiamento climatico?
Non lascerei tutto sulle spalle dei giovani. Il cambiamento climatico riguarda tutti. Abbiamo bisogno di educazione e formazione, di persone capaci di studiare questi fenomeni e sviluppare nuove tecnologie, energie più pulite e soluzioni efficaci. Ma serve anche solidarietà: non è il singolo individuo che può affrontare una problematica così grande, è una comunità che deve rispondere insieme. Quando amministratori, uffici tecnici e cittadini collaborano, si possono realizzare molte cose.




