Attualità
Ways of Europe: Same Journey, Next Chapter. Le nostre proposte per l’Europa che verrà
Un anno di conferenze, laboratori e attività espressi in una mostra comune
Alessandra Testori | 8 ottobre 2026
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Che Europa vorremmo? E soprattutto: quanto assomiglia l’Europa in cui viviamo a quella raccontata nei suoi princìpi e nei suoi diritti? Da queste domande è nata la mostra Ways of Europe: Same Journey, Next Chapter, esposta a Bruxelles il 12 ottobre e costruita attraverso le esperienze, le discussioni e le proposte raccolte nell’arco dell’anno.

L’UE ha già la sua Carta dei diritti fondamentali, la Carta di Nizza. Parla di dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia. Sancisce il diritto all’istruzione, vieta ogni forma di discriminazione e stabilisce che ogni persona abbia diritto alla libertà e alla sicurezza. Ma scrivere un diritto non significa automaticamente renderlo reale.

È per colmare la distanza tra princìpi e vita quotidiana che nell’arco dell’anno si sono incontrati ragazze e ragazzi, associazioni, educatori, attivisti e comunità locali. Sulle panchine di un parco, nelle aule di una scuola o presso una casa di quartiere, da Lampedusa a Calais, da Barcellona a Budapest, insieme hanno cercato di rispondere a una domanda comune: che cosa significano davvero oggi i diritti europei?Quando parliamo di libertà e sicurezza, per esempio, scopriamo che non tutti le vivono allo stesso modo. A Lampedusa il tema si intreccia con i confini, le morti in mare, la memoria e la solidarietà. A Calais con il lavoro delle organizzazioni che sostengono le persone migranti, spesso con risorse sempre più limitate. A Budapest con la possibilità per associazioni e cittadini di agire e parlare senza paura. A Torino con il diritto di protestare e con il rischio che il dissenso venga raccontato come una minaccia. Anche la non discriminazione cambia significato quando dalle dichiarazioni di principio si passa alla realtà. Gli stereotipi diventano linguaggio, rappresentazione mediatica, profilazione razziale; ostacoli che nel concreto della realtà quotidiana si trasformano in esclusione. Alcune voci faticano più di altre a entrare nel dibattito pubblico. Per questo contrastare la discriminazione non significa soltanto avere buone leggi: significa creare spazi in cui incontrarsi, ascoltare le esperienze degli altri, riconoscere i propri pregiudizi e permettere alle persone marginalizzate di parlare senza che qualcun altro parli al loro posto. E poi c’è l’educazione. Conoscere i propri diritti è il primo passo per poterli esercitare: pertanto la scuola dovrebbe essere anche il luogo in cui imparare a partecipare, riconoscere la disinformazione, confrontarsi con punti di vista diversi e sviluppare pensiero critico. Educazione civica e media literacy sono strumenti fondamentali per una democrazia, una vera democrazia, che prenda in considerazione anche i suoi cittadini più giovani e non li releghi semplicemente al ruolo di spettatori.

Da questo percorso non è uscita una lista di soluzioni perfette. È emersa piuttosto un’idea di Europa: un’Europa in cui la sicurezza nasce dalla tutela dei diritti e non dalla paura; in cui le differenze non diventano disuguaglianze; in cui la partecipazione è reale e non simbolica; in cui media, istituzioni e cittadini si assumono la responsabilità delle parole che utilizzano. Un’Europa in cui nessuno debba dimostrare di meritare i diritti che appartengono a tutti.

Le criticità sollevate nell’ambito della mostra Same Journey, Next Chapter, quindi, non voglionodemolire la Carta di Nizza, bensì rileggerla dal punto di vista di chi l’Europa la vive ogni giorno, mettendo accanto ai diritti le contraddizioni che ancora esistono e, soprattutto, le possibili strade per superarli. Questa è l’Unione europea secondo noi. E secondo te? Quali diritti senti davvero garantiti nella tua vita quotidiana? Quali esistono ancora soltanto sulla carta? E che cosa dovremmo cambiare per costruire l’Europa che vorremmo?

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