Il cambiamento climatico non riguarda soltanto l’ambiente: può influenzare anche il modo in cui ragazze e ragazzi immaginano il proprio futuro. Ne parliamo con la Dott.ssa Giulia Proietti, psicologa clinica e scolastica, vicepresidente di Associazione APRE e partner di Sblocchiamo il Futuro.
I giovani soffrono davvero di “eco-ansia”?
Purtroppo sì: l’eco-ansia è il profondo timore che possano verificarsi eventi avversi legati al cambiamento climatico; gli adolescenti sono i più vicini a confrontarsi con la sfida evolutiva di immaginare un futuro possibile. L’impatto psicologico dei cambiamenti climatici agisce soprattutto in via indiretta, attraverso l’eco-ansia stessa, il pessimismo verso il domani e, soprattutto, la perdita di uno scopo esistenziale.
Come possono gli adulti, accusati da molti giovani di essere responsabili della situazione attuale, aiutarli a non restare nello stagno dell’impotenza, della rabbia e della sfiducia?
Innanzitutto smettendo di pensare di conoscere in modo scontato i giovani, riducendoli a individui fragili e privi di competenze. È necessario interessarsi alle loro voci e persino alla loro rabbia, sentimento talvolta distruttivo ma anche portatore di vitalità.
Trasformare la preoccupazione in azione concreta può aiutare a sentirsi meno impotenti? O si rischia una responsabilità troppo grande?
Dobbiamo sostenere i ragazzi a fare un passo indietro: ricordare loro che sono cittadini, non i salvatori unici del mondo. L’impegno deve essere una forma di cura e partecipazione, non un dovere schiacciante che cancella il diritto alla leggerezza. Agire, partecipando a un movimento collettivo, collaborando in casa, cambiando abitudini o facendo attivismo, restituisce ai ragazzi il loro senso di agency, la percezione di poter incidere sul mondo. Condividere preoccupazioni e percorsi in gruppi di pari riduce inoltre l’isolamento emotivo: per questo, attraverso progetti come Sblocchiamo il Futuro, promuoviamo l’attivazione territoriale di gruppi.




