L'avvocato chitarrista che ha suonato all'Eurovision Song Contest
Eurovision Song Contest: l’Europa sale sul palco!
Quattro chiacchiere con l'avvocato batterista che ha rappresentato la Svizzera
Chiara Colasanti | 23 maggio 2014
Quanti di voi hanno seguito l’Eurovision, quest’anno? C’è da dire che a Copenaghen hanno organizzato uno spettacolo incredibile e, assistendo alla trasmissione con occhio da appassionata del settore mi sono ritrovata a “puntare” su alcuni dei miei preferiti, anche se sapevo dall’inizio che contro il ciclone Conchita Wurst ben poco si sarebbe potuto fare! Per approfondire l’argomento però, così poco sentito da noi, ho deciso di contattare qualcuno molto vicino, seppur così culturalmente differente. Abbiamo così scambiato quattro chiacchiere con Mattia Bordignon, avvocato svizzero di 27 anni che l’Eurovision lo ha vissuto letteralmente sulla sua pelle. Mattia è il chitarrista di Sebalter, il concorrente svizzero che si è posizionato tredicesimo e che, oltre a suonare con Sebalter, sta lavorando ad un progetto acustico in cui è sia voce che chitarra (“Be-Secret”), anche se la sua formazione è prettamente più rock.

Quando hai iniziato a suonare e come è nata questa passione?
Ho iniziato a suonare da piccolo: da bambino, mio papà mi teneva sulle ginocchia mentre suonava la chitarra; la mia passione per questo strumento è iniziata allora. Ho avuto l’occasione di iniziare a suonare per davvero quasi 20 anni fa, quando per Natale mia mamma ha regalato a mio papà una nuova chitarra acustica. Mi sono quindi impossessato di quella vecchia, iniziando a suonarci i primi accordi da solo. Il canto è venuto da sé, imparando da solo i primi pezzi dei miei gruppi preferiti e iniziando a scrivere le mie canzoni. Il pianoforte invece è uno strumento che ho scoperto più di recente e che uso per accompagnarmi, per comporre e per arrangiare i pezzi che scrivo.

Com’è nata la collaborazione con Sebalter e com’è stata la preparazione all’Eurovision?
Mi sono sempre trovato molto bene con Seba, siamo molto affini su tanti aspetti (e in special modo su quello musicale). Era dunque da tempo che si pensava di realizzare un progetto insieme. Seba, tornato dal suo giro negli States e in occasione di una serata estiva, trascorsa fuori a bere qualche birretta, mi ha parlato della sua idea di partecipare all’Eurovision e mi ha coinvolto nell’avventura. La preparazione è poi stata una climax di euforia, divertimento e spontaneità, ingredienti conditi naturalmente dalla serietà e l’impegno che sono fondamentali per proporre della buona musica.

Quali erano le tue canzoni preferite, tra quelle in gara?
Premetto che sono rimasto davvero stupito dall’alto livello di tutti i partecipanti. Per gusto personale mi è piaciuta tantissimo la canzone di Carl (Carl Espen, Norvegia), “Silent Storm”, che trovo davvero emozionante. Mi è piaciuto anche il pezzo dei Firelight (Malta), il rock dei Soft Engine e le sonorità dal gusto retrò dei Common Linnets. È davvero difficile però scegliere tra i pezzi, devo dire che me ne sono davvero piaciuti tanti, addirittura molti più di quanto mi aspettassi.

Qualche aneddoto particolare che ricorderai ancora molto a lungo quando penserai a questa esperienza?
Beh, di aneddoti ce ne sarebbero molti da raccontare. Il più “esplosivo” direi che riguarda la nostra prima prova generale sul grande palco, con la coreografia definitiva. Allo scadere del count down, dopo le prime plettrate di chitarra sapevamo che ci sarebbero stati dei fuochi artificiali, dal palco però nessuno di noi se li aspettava così potenti e improvvisi, direi che siamo letteralmente “saltati in aria” anche noi!

Se ti chiedessi di riassumere in tre parole la tua esperienza all’Eurovision, quali sarebbero?
Magica, emozionante e… indescrivibile!

Come è “sentito” l’Eurovision in Svizzera? (Qui da noi in Italia praticamente non viene quasi tenuto in considerazione, ahinoi!)
Eurovision in Svizzera è percepito sicuramente in maniera diversa rispetto all’Italia. Chiaro, come in tutte le cose vi sono dei pareri contrastanti, alcuni amano il concorso e lo seguono di anno in anno, altri non lo apprezzano particolarmente. Bisogna dire però che in Svizzera il candidato che rappresenterà la nazione al concorso internazionale viene scelto (come in altre nazioni) al termine di un concorso interno, anch’esso trasmesso televisivamente. Il pubblico inizia dunque a “partecipare” al contest già dalle sue prime fasi ed è quindi invogliato poi a gustarsi anche il seguito.
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