Progetti
Dal progetto “Voci Libere”: la fotografia di una generazione che non si riconosce negli stereotipi
Si chiude il progetto educativo promosso da Fondazione Media Literacy e Fondazione Mus-e Italia: circa 150 studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi (XIII Municipio) al centro di un percorso tra laboratori artistico-espressivi e produzione di podcast
Alessandra Testori | 17 aprile 2026
Stampa

Una generazione che non si riconosce negli stereotipi di genere e mette in discussione ruoli, aspettative e modelli ereditati, rivendicando la libertà di essere sé stessa, nelle scelte, nelle emozioni, nei desideri. È questa la fotografia dei giovanissimi, a conclusione di Voci Libere, il progetto educativo promosso dall’ATS MEDIAMUSE – costituita da Fondazione Media Literacy ETS e Fondazione Mus-e Italia ETS – e finanziato da Roma Capitale - Dipartimento Scuola, Lavoro e Formazione Professionale, nell’ambito dell’Avviso pubblico per la promozione dell’educazione alla parità tra i generi e la prevenzione e il contrasto della violenza e delle discriminazioni di genere nelle scuole secondarie di primo grado del territorio. Coinvolti circa 150 ragazzi e ragazze tra i 12 e i 13 anni dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi di Roma, nel XIII Municipio.

Non è vero che i maschi (e solo loro) devono giocare a calcio e le femmine invece devono dedicarsi alla danza o alla cucina, e mai viceversa. Lo pensano Roberto, Valeriano, Flaminia, Nicolas ed Emma. Angela spiega: “È vero che la maggior parte degli uomini è più brava a giocare a calcio e che la maggior parte delle donne è più brava a cucinare, ma questo non dipende dalla loro natura ma dalla cultura e dall’educazione”.

Il 15 aprile il percorso si è concluso con un evento finale aperto, pensato come momento di restituzione e condivisione con docenti, famiglie, istituzioni e comunità educante: un interessante confronto in cui i partecipanti hanno raccontato, attraverso linguaggi diversi, il lavoro svolto e le consapevolezze maturate. Ne è emerso il racconto di un percorso di crescita: un’esperienza in cui ragazze e ragazzi sono stati accompagnati a esplorare sé stessi, le proprie emozioni e il rapporto con gli altri, attraverso linguaggi artistici, espressivi e creativi.

Al centro del progetto, infatti, non c’è stata soltanto la riflessione sugli stereotipi, ma anche un lavoro per imparare a conoscersi, riconoscere le proprie emozioni e sviluppare empatia. È da qui che prende forma un’educazione affettiva capace di prevenire discriminazioni e violenza.

Nei laboratori artistici, il cambiamento è passato soprattutto dall’esperienza diretta. In Ubuntu - Caleidoscopio di Volti, la timidezza iniziale ha lasciato spazio alla fiducia e alla libertà espressiva: attraverso la creazione di maschere, ragazze e ragazzi hanno esplorato sé stessi e gli altri, dando forma a emozioni profonde e superando stereotipi e blocchi. Con Le Malfatte - Tanti corpi, una danza, il corpo è diventato uno strumento di consapevolezza, l’errore si è trasformato in risorsa e le fragilità in occasione di incontro e crescita condivisa. Infine, Ubuntu - Cammino nelle tue scarpe ha reso concreta l’idea di empatia e del mettersi nei panni dell’altro, anche attraverso la trasformazione simbolica delle scarpe, per aiutare i partecipanti a entrare in contatto con identità diverse e a sviluppare uno sguardo più aperto, libero da pregiudizi.  

Accanto ai laboratori artistici, il percorso di educazione ai media ha offerto strumenti per leggere in modo critico i modelli culturali e comunicativi. Da questo lavoro sono nati podcast originali, in cui ragazze e ragazzi prendono parola in prima persona, restituendo riflessioni semplici ma incisive.

Il messaggio chiaro che emerge è che gli stereotipi sono percepiti come un limite concreto alla libertà individuale. Allo stesso tempo, i ragazzi e le ragazze mostrano una sorprendente capacità di immaginare alternative più inclusive, in cui passioni, comportamenti ed emozioni non sono più vincolati al genere.

"Accendere i microfoni significa dare voce a una generazione di cui troppo spesso si parla solo in maniera negativa, attraverso filtri e pregiudizi” ha commentato Lidia Gattini, Segretaria Generale Fondazione Media Literacy. “Il racconto che emerge dai nostri podcast è invece quello di ragazzi e ragazzi che stanno maturando una trasformazione culturale netta per quanto riguarda la parità di genere. Se per una piccola percentuale persistono ancora stereotipi e differenze, per la maggior parte di loro, uomini e donne possono infrangere ogni barriera e imporsi in base alle proprie caratteristiche e inclinazioni personali e non di genere".

“Attraverso i linguaggi artistici abbiamo creato uno spazio in cui ragazze e ragazzi hanno potuto esprimersi liberamente, riconoscere le proprie emozioni e incontrare quelle degli altri” ha aggiunto Laura Avagnina, coordinatrice di Fondazione Mus-e Italia a Roma. “In Voci Libere l’arte è diventata uno strumento concreto per lavorare su empatia, identità e relazione, permettendo a ciascuno di sentirsi riconosciuto nella propria unicità, al di là di qualsiasi pregiudizio. È da qui che può nascere un cambiamento culturale reale, capace di superare stereotipi e costruire relazioni più consapevoli e inclusive”.

Commenta questo articolo