L'estinzione dei dinosauri è stata provocata da una cometa
Scoperta di eccezionale importanza nelle profondità dell'Oceano Atlantico, che conferma la teoria dell'estinzione ad opera di eventi astrali
Jacopo Borgia | 2 March 2021

Se fossimo in un giallo di Sir Arthur Conan Doyle, verrebbe da dire: “Elementare, Watson!”. Dopo anni di teorie e studi, si è infatti messa la parola fine alla discussione e alle ipotesi sulle vere cause di quella che sarebbe poi stata etichettata come la più grande estinzione di massa della storia del nostro pianeta. La svolta arriva dagli Stati Uniti: un team internazionale di ricercatori facenti capo all’Università del Texas da anni seguiva la pista dell’iridio (il metallo meno corrosivo presente in natura e elemento costitutivo di numerosi corpi celesti) e, cercandone dei frammenti sulla Terra, li hanno trovati. Dove? Precisamente nel cratere Chicxulub, sul fondale del Golfo del Messico: luogo d’impatto dell’enorme asteroide (o meglio, della cometa) che, oltre 66 milioni di anni fa, uccise il 75% delle forme terrestre viventi. Dunque, dopo ben sei mesi di ricerche condotte su materiali estratti a 600 metri sotto il livello dell’Oceano Atlantico, ecco finalmente giunta la prova provata che un poderoso asteroide di circa 14 km di diametro si sia effettivamente schiantato sul nostro pianeta lasciando un cratere largo più di 170 km, disperdendo nell’aria oltre 50.000 cubi di materiale e provocando un inverno perpetuo che durò per decenni.

Il progetto International Ocean Discovery Program

Il programma di ricerca scientifica attivo nell’area del cratere messicano rientra nel più vasto progetto “International Ocean Discovery Program” che, già nel 2016, aveva portato alla luce una “carota” di roccia con tracce di iridio. Solo adesso, però, si è riusciti a raggiungere quello strato primordiale di terreno che negli anni è stato coperto da materiali carbonizzati e depositi di tsunami. Ai reporter di Science Advances Sean Gulick, co-autore dello studio, spiega in modo molto chiaro la relazione tra quanto successo a Chicxulub e lo strato di iridio rinvenuto nel resto del mondo: “Siamo a un livello di coincidenza geologica che esclude ogni causalità ed elimina qualunque dubbio: l’anomalia di iridio nello strato geologico è legata al cratere Chicxulub”.

La dinamica dell'estinzione

Sempre l’autorevole rivista Science Advanced riporta una notizia emblematica: sulla crosta terrestre sono presenti più di 350 depositi di iridio, tutti coevi all’estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene (quella appunto di cui stiamo parlando). Ciò conferma l’enorme portata distruttiva che l’impatto dell’asteroide ebbe. Tra questi diversi “depositi” ne figura anche uno scoperto nel 1974 in Italia, e precisamente nella gola del Bottaccione, vicino Gubbio, da una coppia di paleontologi formata dall’italiana Isabella Premoli Silva e l’americano Walter Alvarez. Proprio dagli studi condotti da Alvarez e da suo padre Luis, si può tuttavia evincere come il colpo di grazia al regno dei dinosauri non lo abbia dato l’onda d’urto della cometa bensì l’insieme di piogge acide, freddo e buio che, scaturito dal contatto tra l’iridio presente nell’aria e lo zolfo delle rocce terrestri, perdurò per oltre vent’anni. A queste calamità sopravvissero solo poche specie animali (per lo più volatili), che diedero vita al successivo ciclo evolutivo sulla Terra.

Perché parliamo di cometa?

Ma le scoperte non finiscono qui. Possiamo, infatti, parlare propriamente di cometa e non di asteroide grazie ad un ulteriore studio pubblicato la settimana scorsa sulla rivista specializzata Scientific Reports e condotto da Avi Loeb e Amir Siraj, astrofisici di Harvard. La ricerca, le cui teorie sono state confermate dai risultati di quella sull’iridio, ha mostrato una simulazione di come la cometa che colpì la Terra si fosse originata dai frammenti di un asteroide proveniente dalla nube di Oort poi spinto dalla forza gravitazionale di Giove verso il Sole, dove si sarebbe diviso in numerosi pezzi, uno dei quali fatale per il nostro pianeta. “In pratica, Giove ha agito come una specie di flipper – chiarisce lo stesso Siraj - poiché ha spinto un asteroide di lungo periodo (che impiega cioè più di 200 anni per orbitare intorno al Sole) in un’orbita molto ravvicinata alla nostra stella. Avvicinandosi troppo al Sole, il corpo celeste si è frammento in comete più piccole che hanno una buona probabilità di colpire la Terra”. Le tessere del puzzle sono dunque tutte coincidenti. E come in una qualsiasi storia di Sherlock Holmes che si rispetti, il mistero è stato svelato.

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