Scuola
"La scuola: un luogo dove imparare a stare insieme", le parole di Claudia Pratelli
Quattro chiacchiere con l'Assessora alla Scuola del Comune di Roma
Gaia Canestri | 5 giugno 2026
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In occasione della Notte Bianca delle Scuole Aperte, l’Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro racconta il progetto romano che trasforma le scuole in spazi di socialità, cultura e partecipazione per ragazze e ragazzi di tutti i municipi.

In un momento storico in cui siamo sempre più online e meno vicini fisicamente quale è il valore della scuola aperta il pomeriggio come luogo d’incontro?

In questa fase storica i luoghi pubblici assumono un ruolo nuovo: la scuola è da sempre uno strumento straordinariamente importante di contrasto alle disuguaglianze, per dare a tutti e tutte le stesse opportunità e attuare quello che l’articolo 3 della nostra Costituzione prevede: rimuovere gli ostacoli per il pieno sviluppo della persona umana.

Allo stesso tempo la scuola è anche un luogo di educazione alla cittadinanza e alla partecipazione, il posto in cui si impara a stare insieme. Il programma Scuole Aperte, che è ormai al suo quarto anno per il Comune di Roma, lavora proprio verso questo orizzonte: abbiamo immaginato che le scuole potessero svolgere un ruolo preziosissimo anche oltre l’orario curricolare, rimanendo aperte la sera e il pomeriggio come luoghi di socialità. 

Si è recentemente tenuta la Notte Bianca delle Scuole Aperte. Avete ricevuto una risposta positiva dalle scuole che hanno partecipato al progetto?

Decisamente. Alla Notte Bianca delle Scuole Aperte, che si è tenuta a Roma il 22 maggio, hanno partecipato circa 130 scuole di tutti i municipi di Roma e di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori. 

C’è stata qualche novità quest’anno rispetto agli anni passati?

Quest’anno la Notte Bianca per la prima volta ha coinvolto anche l’Istituto Penale per Minorenni di Casal del Marmo. È evidente il potere evocativo che ha portare un progetto che si chiama “Scuole Aperte” in un luogo che nel nostro immaginario rappresenta tutt’altro che un luogo aperto. Per noi, invece, è stata una straordinaria occasione per portare opportunità laddove ce n’è bisogno. 

Per concludere, cosa direbbe ai ragazzi che l’ascoltano?

A voi si dice spesso che siete il futuro, ma siete anche l’oggi e il domani; ed è ora che dovete prendervi i vostri spazi. Mi auguro che riusciate a farlo fino in fondo, anche quando avete l’impressione che le vostre idee siano prese poco sul serio dal mondo degli adulti: è importante che continuiate a farvi sentire

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