L'Etna, lo spettacolo che incute timore
Come migliaia di anni fa, restiamo ammaliati dalla forza della natura
Maria Vittoria Falco | 1 March 2021

L'Etna è tornato a dar spettacolo: sei eruzioni in otto giorni. Il 25 febbraio il TG1 parlava di "lanci verso il cielo di vele di magma incandescente" e di "fiumi e getti di lava spumeggiante", mostrando le immagini più suggestive "quando da una spaccatura provocata dalla pressione del magma è fuoriuscita una gigantesca enorme nube di cenere, che spingendosi in alto ha prodotto un flusso di cariche elettrostatiche, delle vere e proprie scariche di energia allo stato puro". Era evidente lo stupore che coglieva quanti assistevano in diretta a quello spettacolo così splendido e allo stesso tempo spaventoso. La sensazione suscitata è come quella di migliaia di anni fa, quando l’unica spiegazione era mitologica, nonostante la scienza abbia ormai spiegato i meccanismi all’origine di questi fenomeni.

La fucina di Efeso

Gli antichi vedevano nell’Etna la fucina di Efesto, divinità greca del fuoco terrestre. Il suo culto fiorì in tutta la regione vulcanica fra la Campania e la Sicilia, specialmente a Lipari, considerata sede del dio, dove si credeva vi fosse un'altra fucina. Efesto è il fabbro divino di mirabili opere; secondo il 18° libro dell’Iliade, Efesto preparò le armi per Achille, supplicato da Tetide. Presso i Romani, il dio fu identificato con Vulcano.

Altro personaggio mitologico è Tifeo, la personificazione dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche. Figlio del Tartaro e di Gea, ribellatosi contro Zeus fu scaraventato nel Tartaro assieme agli altri titani vinti. Secondo Eschilo sarebbe sepolto sotto l’Etna.

Il vulcano attivo più alto del continente

L’ Etna è il più alto vulcano attivo d’Europa, e sorge a metà della costa orientale della Sicilia. Il nome in greco era Atni (Αἴτνη,  forse da αἴϑω, "ardo, fiammeggio"), per poi diventare Gebel per gli Arabi e infine Mongibello, termine derivante dal latino mons e dall'arabo giabal o gebel (monte).

L’attività dell’Etna iniziò circa 500.000 anni fa in una zona completamente ricoperta dal mare. L’accumularsi di lave e i rapidi sollevamenti dell’area portarono tutta la zona in emersione, con l’attività del vulcano che divenne di tipo aereo.

Dal 693 a.C. sino al 1500, da quel che sappiamo, l’Etna ebbe sedici eruzioni; oltre quaranta dal 1500 al 1800, una ventina nel 19° secolo e una trentina nel ventesimo. La più disastrosa eruzione fu quella del 1669, che investì Catania e diede origine ai Monti Rossi, presso Nicolosi. Gravi danni arrecò anche l’eruzione del 1928, che seppellì completamente Mascali. Tra il 1950 e il 1951 si ebbe un’eruzione eccezionalmente lunga, per un totale di 372 giorni. Nel 1971, l’apertura di due distinti sistemi di bocche eruttive sul versante meridionale e su quello orientale dette luogo alla formazione dei Monti Ponte. Nel 1983, un’effusione lavica investì la zona del rifugio Sapienza, provocando ingenti danni. Altre eruzioni significative si sono avute nel 1985, 1986, 1987, 1992 e 2002.

Nel 2013, l'Etna è stato annoverato dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità.

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