In piazza per il cambiamento
Gli studenti raccontano la rivoluzione green
19 September 2019

Gli “ultimi arrivati” sembrano in preda a uno dei loro soliti capricci. “Un mondo da ripulire”: suona ipocrita a chi li vede per la prima volta prodighi in una protesta, nel 2019, quando non manca loro niente. Per molti di loro i problemi climatici e ambientali sono un pretesto per avere risalto in una società che, riempiendo i buchi dei loro bisogni, riesce a tenerli quieti, per non dire irrilevanti. Per altri invece qualunque sia la causa che spinge i giovani a preoccuparsi del mondo in cui vivono, essa è secondaria rispetto all’imminenza del problema. (Ambra Camilloni, 18 anni, Terni)

 

La voce dei giovani, troppo spesso ingiustamente ritenuti disinteressati, si è fatta sentire e ha smosso almeno in parte lo scetticismo generale nei confronti della crisi climatica. Movimenti pacifici e costruttivi come questi lasciano un segno positivo nella storia ma, pur non avendo partecipato, ho avvertito un’intromissione superflua della politica. In eventi che mirano alla salvaguardia della vita e alla protezione del nostro pianeta le diverse opinioni politiche non dovrebbero essere un ostacolo, poiché il futuro è e deve essere di tutti, a prescindere dal pensiero politico. (Matteo Pilotto, 19 anni, Padova)

 

A scuola si è sempre sentito parlare di rivoluzioni, ma tra le tante nessuna ha mai preso l’appellativo di ecologica. Il primato va al recentissimo movimento Fridays for future, nato dall’attivismo della sedicenne svedese Greta Thunberg. I giovani, me compresa, non possono che appoggiare quella che è, a tutti gli effetti, una green revolution: si tratta, infatti, solo del primo passo per diventare protagonisti del futuro dei nostri sogni… irrealizzabile senza la salvaguardia della natura! (Daniela Muzzu, 17 anni, Tempio Pausania)

 

 

Penso che mobilitarsi, specie se a livello globale, sia un passo importante per noi giovani. Credo sia fondamentale per iniziare a essere più consapevoli di quello che sta succedendo al nostro pianeta e che possiamo fare qualcosa, anche di piccolo, nel nostro quotidiano per essere parte della soluzione e non continuare a essere parte del problema. So che prima o poi arriveremo a trovare (ci si augura tutti insieme) condotte da adottare per evitare di aumentare il nostro impatto. (Chiara Fisichella, 15 anni, Genova)

 

Quel piovoso venerdí di marzo, eravamo in tanti alla manifestazione, di età, scuole e idee differenti, eppure formavano un’unica voce, combattevamo e combattiamo tutti per la stessa battaglia: il futuro. Non avevo mai partecipato a uno sciopero, non avevo mai trovato un motivo valido per farlo, stavolta, invece, è stato diverso: c’è in ballo il nostro pianeta e solo noi possiamo fare qualcosa per cambiare. Ho preparato pure un cartellone, il mio motto è: “La cultura è il nostro futuro, ma che futuro senza pianeta?”. (Gianni Bellu, 17 anni, Tempio Pausania)

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