Challenge e minori, un problema ancora irrisolto
Si torna a parlare ancora una volta dei pericoli della rete, legati all’uso dei social da parte dei bambini
Rachele Cuonzo | 2 March 2021

Antonella è morta per asfissia. È successo a Palermo qualche mese fa, aveva solo dieci anni e a ritrovarla pare sia stata la sua sorella più piccola. Antonella era nella sua cameretta, sembra si fosse legata la cinta dell’accappatoio intorno al collo, e i soccorsi non sono serviti a salvarle la vita.

Dopo la notizia e le prime indagini indirizzate ad appurare se si fosse trattato di un suicidio o di un fatale errore compiuto nel tentativo di realizzare una challenge, si torna a parlare ancora una volta dei pericoli della rete, legati all’uso dei social da parte dei bambini. Antonella non è l'unica: Igor, 14 anni, è morto in identiche circostanze. Sembra che il fenomeno vada sotto il nome di “Blackout”, e pare consista nella sfida di togliersi il respiro fino ad un attimo prima di svenire.

Più controllo sui social

Sul banco degli imputati sono finiti ovviamente gli ignoti creatori di simili challenge e il social di diffusione delle stesse, il quale, dopo l’intervento del Garante della Privacy, si è adattato alle sue richieste e ha adottato misure per bloccare l’accesso agli utenti minori di 13 anni. La piattaforma ha dichiarato che valuterà l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la verifica dell’età e lancerà una campagna informativa per sensibilizzare genitori e figli.

Misure presumibilmente idonee ad allontanare dal pericolo i minori di 13 anni, ma che certamente non saranno risolutive per il rischio che si corre, su qualsiasi social, nel partecipare ad una challenge pericolosa. E soprattutto, dai 13 anni in su i ragazzi saranno ancora esposti al rischio di una challenge assurda e pericolosa?

Di challenge sui social ne girano milioni e certamente alcune appaiono talmente banali da non generare alcun pericolo. La vera domanda è se qualcuno sarà li a monitorarle e a bloccare in qualche modo quelle che possono causare anche un qualsiasi pericolo per i ragazzi. Pensare che possano farlo i genitori passando al setaccio i telefoni dei ragazzi sembra un'idea poco realistica, alla luce della velocità di circolazione sui social di una challenge.

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