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ABNE: le voci di chi ha partecipato al progetto “Torno subito”
Iniziare a lavorare in Italia? Continuare a studiare? Trasferirsi all’estero? Scegliere che strada prendere dopo gli studi può rivelarsi difficile per molti ragazzi e una delle soluzioni sempre più spesso adottata è emigrare all’estero per trovare “condizioni migliori in cui lavorare”
Gaia Canestri | 3 marzo 2024

Il progetto Torno subito potrebbe rappresentare una possibile soluzione al fenomeno della fuga dei cervelli. Abbiamo parlato con alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al progetto per raccogliere le testimonianze sull’esperienza svolta.
       
Perché hai deciso di partecipare al progetto?

M: Sono venuto a sapere di questo progetto tramite una mia amica che aveva deciso di intraprendere un percorso diverso da quello universitario proprio grazie a Torno subito. Mi incuriosiva l’idea di fare un’esperienza all’estero che potesse non solo arricchire il mio bagaglio culturale, mostrarmi come si vive fuori dall’Italia e aiutarmi a imparare una lingua, ma che potesse anche avvicinarmi al mondo del lavoro.

L: Dopo la laurea ero molto indecisa sull’iniziare il dottorato, così ho iniziato a cercare qualche proposta di lavoro. Ma poi ho saputo dell’esistenza di questo progetto e mi sono candidata. Sentivo la necessità di cercare un’esperienza che mi introducesse al lavoro, ho trovato questo progetto e mi è sembrata un’ottima idea per decidere se continuare nell’ambito accademico o approcciarmi a questa nuova strada del lavoro.

Come si è svolta l’esperienza?

M: Ho lavorato a Londra in un’azienda. Nello specifico mi sono occupato di una piattaforma di e-learning e mi sono dedicato al progetto che avrei poi continuato nella seconda fase: costruire una piattaforma di testing per fare in modo che gli utenti potessero usarla per testare applicazioni o siti e lasciare un feedback dopo l’utilizzo.

L: Io sono laureata in ingegneria ambientale e ho lavorato con immagini satellitari per il monitoraggio ambientale. Ho svolto un tirocinio a Torino all’interno di un’azienda che utilizza i dati e le informazioni satellitari per svolgere delle analisi. Quando sono tornata a Roma ho lavorato con un’azienda che opera nel campo della geomatica: una disciplina che si occupa di svolgere analisi sul territorio grazie all’acquisizione, l’elaborazione e l’interpretazione dei dati satellitari. È stato bello trovare un ambiente lavorativo in cui mettere in pratica le conoscenze acquisite all’università senza allontanarmi dai miei interessi, può sembrare scontato ma non sempre dopo gli studi si finisce a lavorare nel campo delle cose studiate.

Quando sei tornato in Italia si è rivelata utile l’esperienza con "Torno subito”?

M: Quando sono tornato in Italia dopo la prima fase ho continuato a svolgere il progetto ma poco dopo ho iniziato a lavorare nel mondo dell’informatica, rimanendo quindi nello stesso ambito di formazione del progetto, che ha giocato un punto a mio favore nel colloquio: i datori di lavoro sono rimasti colpiti dalle capacità acquisite durante la permanenza a Londra in cui mi ero già approcciato al settore dell’informatica.

Il progetto potrebbe risolvere, nel suo piccolo, il problema della fuga dei cervelli secondo te?

L: Sicuramente il progetto aiuta a costruire una formazione utile per tornare a lavorare in Italia, ma il fatto che dopo la prima fase si possa rimanere all’estero se si riceve una proposta di lavoro potrebbe sembrare una contraddizione nell’obiettivo che il progetto stesso si pone. Quando entri per la prima volta nel mondo del lavoro dopo aver studiato per tutta la vita ti senti spaesato, c’è difficoltà ad accedere a determinate posizioni e strutture, come quelle pubbliche per cui i concorsi sono pochi ed estremamente lunghi, così si tende a puntare alle multinazionali. Lavorare qui è più complesso. Il progetto può rappresentare un incentivo ma c’è ancora da lavorare.

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